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Nuovi italiani

Lunedì 19 marzo, alle ore 17.30, presso il Circolo dei Lettori di Torino (Via Bogino, 9), si terrà l’iniziativa Nuovi italiani. Il ruolo dei media nella definizione delle “Nuove Cittadinanze”, con Mona Eltahawy - editorialista e blogger, R. Scott - Console Generale degli Stati Uniti a Milano, Ilda Curti - Assessore alle Politiche per l’Integrazione, Marco Bardazzi - La Stampa, Sherif El Sebaie - InTurin, Viorica Nechifor - Associazione Nazionale Stampa Interculturale.

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Oggi ci sono 200 milioni di migranti nel mondo.  L’immigrazione sta cambiando la nostra societa’ come mai prima d’ora e sono cambiate anche le modalita’ con cui le persone si informano e acquisiscono le notizie. Tutti questi canali di informazione ora fungono da guida per aiutare la gente ad inserirsi in una nuova societa’ e da “ponte” tra il paese ospitante e i Paesi da cui gli immigrati provengono. La sfida dell’immigrazione e della modernita’ e’ di promuovere la partecipazione e le idee dei “Nuovi Cittadini” e di riconoscere loro un ruolo piu’ interattivo: un’ulteriore sfida, che questo evento vuole affrontare e discutere.

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Il primo marzo di tutti noi: primavera antirazzista

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La segregazione tra italiani e stranieri è ancora feroce, ma il sistema xenofobo che l’ha voluta si avvia alla decomposizione. E tutti noi, cittadini onesti, che non ci riconosciamo nel marciume della corruzione, abbiamo l’obbligo di riempirlo. Anche semplicemente con la nostra presenza. Ecco perché le manifestazioni di lunedì primo marzo sono un’occasione importante per esserci.

Leggi l’articolo completo di Federico Gatti su L’Espresso.

Gli italiani e il razzismo: tammurriata nera

Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. Per una volta, scrive Giulia Galeotti sull’Osservatore Romano, la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il “diverso” s’è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto. Sia stato il risultato di un atto d’amore o, invece, di uno stupro, ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore. In questo, davvero a nulla è servito l’esempio americano: l’Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all’arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell’incontro tra razze diverse.

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