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La scuola: luogo di acquisizione della cittadinanza?!

Finalmente ci avviciniamo in Italia a rivedere definitivamente la legge che disciplina l’acquisizione della cittadinanza per chi proviene da un altro paese, o è nato qui ma da genitori non italiani.

E nel nuovo contesto proprio la scuola e la formazione professionale diventano garanti della formazione del cittadino italiano.

Saranno davvero solo i “migranti” a fruire di questo bellissimo passaggio di consapevolezza che il nostro sistema scolastico potrà sviluppare?

Crescere condividendo non solo una, ma più lingue, imparando insieme ad imparare e a fare, crescendo nel senso critico, imparando a studiare, divenendo curiosi e desiderosi di porsi domande e cercare risposte, accompagnati da adulti che rimodellano la loro relazione educativa da trasmettitori di discipline a formatori di cittadini. Che occasione! Ce lo siamo detti tante volte in questi anni, lamentandoci che Cenerentola tra le discipline fosse proprio l’educazione civica e scarsa l’attenzione alla conoscenza della Costituzione.

Non è la cittadinanza frutto della frequenza scolastica, ma frutto di un percorso che si svolge all’interno del sistema della scuola, comunità che educa e  accompagna processi di crescita.

Non perdiamo questa bella occasione per riflettere sul ruolo che viene riconosciuto alla scuola proprio in un momento di grandi trasformazioni!

Paola Giani

Intervista a Paola Giani

Intervista a Paola Giani, presidente dell’Associazione Culturale Il Nostro Pianeta e insegnante di Scuola Superiore.

Cosa sta accadendo nella scuola in questi giorni?

Ciò che stagionalmente accade ogni anno: i ragazzi dell’ultimo anno svolgono gli ultimi ripassi e terminano di scrivere le loro tesine con cui introdurranno l’orale dell’esame di stato, i docenti terminano di scrutinare le classi e si preparano lunedì a insediare le commissioni per gli esami di stato. Gli altri studenti, da chi ha terminato la prima superiore a chi ha terminato la quinta attendono i risultati del loro anni di scuola: ci sarà chi sarà ammesso all’anno successivo e che dovrà ripassare qualche materia per poi superare un esame a settembre ed essere ammesso alla classe successiva, oppure non essere ammesso nonostante i tre mesi di sospensione del giudizio come tempo opportuno per il ripasso e il recupero. Poi ci sono i “non ammessi”, ragazzi per lo più concentrati nel primo biennio - che per molti di loro si configura anche come completamento dell’obbligo scolastico - per i quali la non ammissione o la sospensione del giudizio è spesso occasione di una riflessione e di un ripensamento sulle scelte operate al termine della terza media. Genitori e ragazzi si ritrovano davanti alle difficoltà, alla scoperta di uno scarso interesse per certi ambiti del sapere e allora si tratta di riprendere coraggiosamente in mano il proprio essere studente, ripensare, riaffrontare la scelta. Ripetere, cambiare indirizzo, per taluni abbandonare il cammino dell’istruzione, passare alla formazione professionale, o abbandonare completamente. E’ un tempo delicato a cui occorre prestare grande attenzione: è a  giugno che si conclude un percorso educativo che accompagna la consapevolezza di se’ e mette in relazione costruttiva insegnanti e studenti con i genitori.

C’è molto fermento in questi ultimi mesi intorno alla scuola in nome di un contrasto espresso in modo ampio attraverso manifestazioni e scioperi intorno al documento sulla buona scuola che il governo Renzi ha proposto. Cosa ne pensi?

Mi riconosco in quanto scriveva giorni fa su La Stampa Marco Rossi Doria che è stato sottosegretario all’istruzione e che soprattutto nasce vocazionalmente al mondo della scuola come Maestro di Strada, attento quindi soprattutto all’inclusione nel percorso formativo dei ragazzi che fanno più difficoltà.

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Oltre il temporale

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Il contesto

disturbi esternalizzanti - in cui si dirigono verso l’esterno in forma di oppositività, impulsività, iperattività, rabbia e aggressività, le emozioni critiche - in età evolutiva sono in netto aumento in soggetti sempre più giovani (preadolescenza). Questi bambini mettono a dura prova le “sponde relazionali” e sempre più spesso vanno incontro a prognosi negativa per il futuro adattamento sociale, sviluppando comportamenti antisociali e delinquenziali. Gli interventi posti in essere dai soggetti istituzionali non sono adeguati/sufficienti ad arginare un fenomeno così dilagante e preoccupante.

Il progetto

Il progetto sperimenta, in collaborazione con la Struttura Complessa di Neuropsichiatria Infantile di Savigliano e con i Servizi Sociali, un programma di intervento, accreditato dalla Comunità Scientifica in termini di efficacia, finalizzato all’acquisizione di competenze per la modulazione della rabbia e dell’impulsività in preadolescenti che così possono ridurre in maniera significativa e stabile le condotte aggressive e i comportamenti a rischio.

Il programma, denominato “Coping Power”, è manualizzato secondo i dettami di J. E. Lochman - Univ. Alabama ed è stato finora sperimentato in Italia dall’IRCCS Stella Maris di Pisa. Coinvolge due gruppi di 5 ragazzi diagnosticati presso le SC di NPI e i loro genitori.

Completano il progetto azioni di formazione, documentazione e diffusione volte a sviluppare conoscenza e uso del programma. Tra queste, segnaliamo il seminario internazionale “Disturbi da comportamento dirompente” svoltosi il 5 ottobre 2015  a Savigliano. [vai ai materiali del seminario]

Capofila del progetto è l’associazione Il Nostro Pianeta; la Compagnia di San Paolo ha deliberato un contributo in favore della sperimentazione.

Il diritto di scegliere - Dossier per insegnanti e operatori

Sono scaricabili on-line i dossier realizzati nell’ambito del progetto IL DIRITTO DI SCEGLIERE. Sostegno di progetti educativi di genitori immigrati e figli adolescenti, promosso dall’Associazione Il Nostro Pianeta, in collaborazione con Ufficio Scolastico Provinciale, Biblioteche Civiche, Arcipelago, Meic e Tenda, e ammesso a contributo nell’ambito del Piano delle politiche sociali territoriali della Provincia di Torino (interventi per l’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri, con la partecipazione finanziaria della Regione Piemonte – anno 2011).

Dossier:

Il mondo che cambia: alcuni elementi di interpretazione - di Paola Giani

Gli adolescenti in bilico. Alcuni strumenti di lettura - di Alessandra Simonetto e Sara Valperga

Il futuro delle identità - [Approfondimenti] - di Maria Adele Roggero

Note informative al personale sanitario delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna

A seguito dell’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 (c.d. pacchetto sicurezza) gli assessorati alla Sanità delle regioni Piemonte ed Emilia Romagna hanno diffuso una nota informativa al personale sanitario con le quali si ricorda che gli atti di stato civile (quali la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale) sono da considerarsi provvedimenti di interesse non solo dello straniero dichiarante (ovvero del genitore), ma anche del figlio oggetto del provvedimento, oltre che provvedimenti di interesse pubblico generale alla registrazione e identificazione di persona nata sul territorio dello Stato.

Le note di conseguenza ribadiscono l’importanza di informare i genitori sulla possibilità di registrare la nascita del figlio, presso la direzione sanitaria dell’ospedale o della clinica in cui è avvenuta la nascita, entro 3 giorni dal parto (in tale caso la dichiarazione può contenere anche il riconoscimento contestuale del figlio naturale), e che può non essere richiesta ai cittadini stranieri, ai fini di tale registrazione, l’esibizione del permesso di soggiorno.

A proposito del test Arianna

Nel corso del progetto P.o.s.f., l’associazione il Nostro Pianeta si è avvalsa della collaborazione del COSP, che utilizza il sistema ARIANNA per aiutare la scuola e la famiglia a suggerire un giusto orientamento scolastico ai ragazzi di origine immigrata che debbono essere inseriti nella scuola superiore.

Il test Arianna viene utilizzato da molti anni in quasi tutte le classi terze delle scuole medie torinesi. Abbiamo sperimentato un uso mirato a sostenere i ragazzi immigrati, quando non erano stati precedentemente scolarizzati  in Italia. Al momento del test il ragazzo è stato affiancato da un giovane “peer educator” (giovani di origine immigrata che hanno vissuto con successo il loro percorso scolastico in Italia e che sono stati formati alla relazione con i nuovi arrivati per essere loro di supporto non solo come traduttori, ma come testimoni della  possibilità di successo formativo nel nuovo contesto) in qualità di mediatore. Il colloquio con la famiglia è avvenuto sia presso il Cosp e sia presso l’associazione il Nostro Pianeta, preceduto dallo studio preliminare di ogni singolo caso prima dell’incontro con docenti e genitori.

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