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Presentazione Rapporto Rota: Uscire dal labirinto

Siamo lieti di segnalare che il 20 ottobre 2018 alle ore 10.00 presso la Biblioteca Nazionale si svolgerà l’incontro di presentazione del Rapporto Rota 2018 sulle prospettive di sviluppo economico soprattutto in alcuni particolari settori del terziario evidenziandone i punti di forza e di debolezza.

Rapporto Moressa sull’economia dell’immigrazione

E’ stato presentato il 10 ottobre a Palazzo Chigi il Rapporto Prospettive di integrazione in un’Italia che invecchia della Fondazione Moressa sull’economia dell’immigrazione.

A nostro parere tale rapporto è importante perché in un certo senso “ribalta” la visione comune di molta parte dell’opinione pubblica sul tema dell’impatto economico e sociale della presenza degli stranieri regolari in Italia. Con alcuni dati statistici molto significativi qui riportati viene sottolineata l’incidenza positiva della presenza degli stranieri in Italia per una serie di motivi:

1. Il 10,5% della popolazione occupata è costituita da lavoratori stranieri che producono l’8,7% del Pil nazionale (131 miliardi di euro del Valore Aggiunto generato)

2. I lavoratori stranieri contribuiscono a finanziare il nostro sistema di protezione sociale si legge ancora nel testo, dichiarano 27,2 miliardi di euro (stima) e versano 3,3 miliardi di euro di IRPEF incidendo sulla spesa pubblica con un minimo impatto: 2,1%.

3. La crescita degli ultimi anni del numero di immigrati regolari ha in parte rallentato quello che è tuttora in molti paesi ricchi uno dei principali problemi. L’invecchiamento della popolazione che, unito all’esodo di lavoratori italiani all’estero, porta ad un saldo negativo molto pesante, pari a -251.537, bilanciato in parte dal trend positivo della popolazione straniera, pari a + 60.627.

Dati Ismu sull’immigrazione

Dati Ismu sull’immigrazione, per la prima volta in Italia più emigrati che immigrati. Colpa della crisi economica

Articolo di Laura Eduati

Huffington Post, 11/12/2012

È accaduto in Portogallo, poi in Spagna, ora accade anche in Italia. Tre paesi coinvolti duramente dalla crisi economica che fino al 2010 comunque attraevano migranti in cerca di lavoro. Oggi, invece, la situazione si è ribaltata perché nel 2011 la nostra penisola da Paese di immigrazione è tornata ad essere Paese di emigrazione. Le cifre sono chiare: lo scorso anno sono arrivati appena 27mila stranieri mentre hanno fatto le valigie per l’estero 50mila italiani. Uno scenario impensabile anche solo in tempi recentissimi: dal 2002 al 2009 ha varcato la frontiera italiana una quota oscillante tra i 350mila e i 500mila migranti l’anno.

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Tunisia, Egitto, Libia. Domande di un lettore di annuari

Articolo di Francesco Ciafaloni

pubblicato sul sito: www.sbilanciamoci.info

01/03/2011

Tunisia, Egitto, Libia. Domande di un lettore di annuari

Economia, demografia, sviluppo. Qualche riflessione sulle rivoluzioni in corso a partire dalla lettura dei numeri di un annuario.

Il mondo si muove. Il Mediterraneo cambia faccia. Chiusi in questo nostro vecchio paese abbiamo guardato il rovesciamento del despota ladro di Tunisi; la vitalità e maturità delle ragazze e dei ragazzi, e di qualche vecchia, straordinaria, signora, di piazza Tahrir: settimane e settimane di protesta senza violenza, fino al riconoscimento; gli scontri nello Yemen, cominciati mezzo secolo fa, ma forse vicini a una svolta; le manifestazioni in Bahrein. Ultima, per ora, la Libia si distingue per la quasi completa mancanza di informazioni dirette. E’ stato e resta il paese più chiuso, più dittatoriale. Certo ci sono molti morti: basterebbero quelli fotografati per farne l’episodio più sanguinoso della rivolta araba. Ma non c’è modo di capire se c’è mascheramento o esagerazione. Ad oggi i giornalisti italiani che sono stati invitati dal Governo libico – Matteuzzi, Caccia e gli altri – hanno scritto che non si vede nulla.

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Click: rubrica settimanale per riflettere n°11

Capitale umano, capitale sociale, istruzione

Quanto conta l’istruzione per l’economia
Un’interessante ricerca sulla misurazione del capitale umano, in particolare quello conseguito attraverso l’istruzione, come elemento cruciale per il progresso economico.
Lo studio porta la firma prestigiosa di Robert J. Barro, professore di Economia all’Università di Harvard, e di Jong Wha Lee, a capo dell’OREI - Office of Regional Economic Integration della AsDB, una banca regionale istituita nel 1966 per promuovere lo sviluppo delle nazioni Asiatiche e dell’area del Pacifico.
I dati della ricerca aggiornano le stime disponibili sull’istruzione, per 146 paesi e con intervalli di cinque anni dal 1950 ad oggi: “nel 2010 la popolazione mondiale sopra i 15 anni ha un’istruzione media di 7,8 anni. Se gli anni di scuola aumentano ovunque, non muta però il divario tra paesi ricchi e poveri, che resta di quattro anni. E il tasso di ritorno di un anno in più di scuola varia tra il 5 e il 12 per cento”.
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Banca d’Italia: i giovani stranieri e la scuola

Nella relazione annuale sul 2008 della Banca d’Italia, diffusa alla fine dello scorso maggio, è stato dato ampio spazio ai temi dell’immigrazione e al loro impatto sull’economia del nostro paese. In particolare, è stata fatta una fotografia sulla situazione dei giovani stranieri e la scuola.

L’intensificarsi dei flussi in ingresso nel nostro paese e il più lungo orizzonte temporale della popolazione immigrata presente sul territorio hanno determinato un forte aumento del numero di minorenni con origini straniere, per effetto sia dei ricongiungimenti familiari sia del maggiore tasso di fecondità delle donne straniere. Nel 2008 essi costituivano oltre il 7 per cento dei minorenni residenti e circa un decimo delle persone con meno di sei anni, quasi il doppio dell’incidenza registrata in queste fasce d’età nel 2003.

Stime condotte sulle proiezioni demografiche recentemente diffuse dall’Istat indicano che la quota di giovani con origini straniere crescerà nel 2050 a circa un terzo sia dei residenti con meno di 15 anni sia di quelli di età compresa tra i 15 e i 24 anni, valori in linea con quelli attualmente registrati in paesi di tradizionale immigrazione come il Canada e gli Stati Uniti. Per la maggior parte saranno persone nate in Italia in famiglie con almeno un genitore immigrato. Già per il 2008 la Rilevazione sulle forze di lavoro indica che il 90 per cento dei bambini stranieri di età inferiore ai sei anni è nato in Italia, rispetto a poco più di metà di quelli di età compresa tra i sei e i dieci anni.

La componente straniera contribuirà in misura significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano che sarà disponibile in Italia. Secondo le rilevazioni del Ministero dell’Istruzione, dall’anno scolastico 1997-98 a quello 2006-07, gli alunni con cittadinanza straniera presenti nei livelli fino alla scuola secondaria di secondo grado sono passati da circa 70.000 a oltre mezzo milione (il 5,6 per cento della popolazione scolastica corrispondente), di cui i tre quinti nella scuola primaria e secondaria di primo grado (circa il 7 per cento degli alunni). Se non accompagnata da meccanismi efficaci di integrazione, questa rapida espansione aumenterà il già ampio divario nella dotazione di capitale umano del nostro paese nel confronto internazionale, poiché la popolazione scolastica straniera registra significativi ritardi che si manifestano già nella scuola primaria e si ampliano ulteriormente nei livelli scolastici successivi.

Scarica il capitolo sull’immigrazione della relazione della Banca d’Italia