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La scuola: luogo di acquisizione della cittadinanza?!

Finalmente ci avviciniamo in Italia a rivedere definitivamente la legge che disciplina l’acquisizione della cittadinanza per chi proviene da un altro paese, o è nato qui ma da genitori non italiani.

E nel nuovo contesto proprio la scuola e la formazione professionale diventano garanti della formazione del cittadino italiano.

Saranno davvero solo i “migranti” a fruire di questo bellissimo passaggio di consapevolezza che il nostro sistema scolastico potrà sviluppare?

Crescere condividendo non solo una, ma più lingue, imparando insieme ad imparare e a fare, crescendo nel senso critico, imparando a studiare, divenendo curiosi e desiderosi di porsi domande e cercare risposte, accompagnati da adulti che rimodellano la loro relazione educativa da trasmettitori di discipline a formatori di cittadini. Che occasione! Ce lo siamo detti tante volte in questi anni, lamentandoci che Cenerentola tra le discipline fosse proprio l’educazione civica e scarsa l’attenzione alla conoscenza della Costituzione.

Non è la cittadinanza frutto della frequenza scolastica, ma frutto di un percorso che si svolge all’interno del sistema della scuola, comunità che educa e  accompagna processi di crescita.

Non perdiamo questa bella occasione per riflettere sul ruolo che viene riconosciuto alla scuola proprio in un momento di grandi trasformazioni!

Paola Giani

News dal Centro Studi sul Federalismo

Riportiamo l’articolo di Anna Mastromarino “Il Tribunale Costituzionale spagnolo torna a dire no alla Catalogna” pubblicato il 22 giugno 2015 nella rubrica commenti del Centro Studi sul Federalismo.

GEW 2014 - Diritto al cibo

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Rai Scuola: In Italia – L’Italia e l’Italiano per stranieri

Su Rai Scuola riprende la quarta serie di “In Italia – L’Italia e l’Italiano per stranieri”, il progetto di Rai Educational con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per l’alfabetizzazione dell’italiano di base di stranieri adulti e giovani adulti.

Nella nuova serie due rubriche saranno dedicate al 150/mo dell’Unità d’Italia. Una nuova rubrica dedicata alla storia della lingua italiana e lo sguardo dei nuovi cittadini su 150 anni dell’Italia unita.

Giunto alla quarta edizione, il programma adrà in onda ogni lunedì e mercoledì alle ore 10.30 su Rai Scuola (in replica alle ore 14.30, 18.30, 22.30, 02.30 e 06.30).

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Politiche attive contro razzismo e xenofobia

Dall’Ufficio Stampa del Comune di Torino - Consiglio Comunale
Torino, 19 aprile 2010

Un impegno straordinario della Città di Torino per ri-affermare valori fondamentali della nostra Costituzione: il ripudio del razzismo e della xenofobia e il riconoscimento della dignità di tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, che costituiscono il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.
 
E’ quanto chiede il Consiglio comunale, che ha approvato oggi, con 31 voti favorevoli e 2 consiglieri astenuti, la mozione proposta da Giuseppe Castronovo (primo firmatario).

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Migranti e diritto di voto

Articolo di di Alessandra Algostino

Costituzionalismo.it - 13 aprile 2010

Il ritorno dei meteci: migranti e diritto di voto*

«…tutti gli uomini, il cui comune interesse e legame permanente con la comunità è sufficientemente provato, hanno diritto di voto…»
(Dichiarazione dei diritti della Virginia, 12 giugno 1776, art. 6)
«Ogni uomo nato e domiciliato in Francia, in età di ventun anni compiuti, che, domiciliato in Francia da un anno, vi vive del suo lavoro, o acquista una proprietà, o sposa una francese , o adotta un fanciullo, o mantiene un vecchio; ogni straniero, infine, che il corpo legislativo giudicherà di aver ben meritato dell’umanità, è ammesso all’esercizio dei diritti di cittadino francese»
(Costituzione francese, 24 giugno 1793, art. 4)

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Affidamenti famigliari per stranieri richiedenti asilo e rifugiati

“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle

libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio

della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge” (Art.10 comma 3 Costituzione Italiana)

Il Comune di Torino invita, anche per l’anno 2009-2010, le famiglie o i singoli che ne abbiano la disponibilità e volontà a ospitare, per un periodo da 6 a 12 mesi, stranieri richiedenti asilo e rifugiati con protezione internazionale o umanitaria.

Si prevede l’attivazione di affidamenti famigliari di persone selezionate dall’ufficio Stranieri del Comune di Torino e da 5 associazioni che aderiscono al progetto (tra cui Arci Torino), aventi come obiettivo l’accompagnamento dei soggetti coinvolti verso l’autonomia e l’integrazione.

Il progetto prevede un rimborso spese ad ogni famiglia o singolo/a volontario/a di € 300,00 mensili e un’attività di tutoraggio e appoggio alle famiglie coinvolte da parte delle associazioni partecipanti all’iniziativa.

Per informazioni: Arci Torino - via Cernaia 14, Torino tel.349.2685139 bari@arcitorino.it

La patria dei diritti sarà l’Ue

La protezione e la promozione dei diritti umani fondamentali si colloca al cuore della democrazia e dello stato di diritto. Questo, scrive Gianni Pittella su Europa, è senza dubbio vero per l’ordinamento italiano, e non solo naturalmente per il corpo di diritti e garanzie definito dalla nostra Costituzione.

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Richiedenti asilo e rifugiati

Tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 sono state recepite nell’ordinamento italiano sia la direttiva 2004/83/CE sulla qualifica di rifugiato – con il decreto legislativo n. 251 del 2007 – sia la direttiva 2005/85/CE sulle procedure per il riconoscimento della qualifica di rifugiato – con il decreto legislativo n. 25 del 2008.

L’importanza di tali interventi emerge chiaramente ove si ricordi che l’Italia non si è mai dotata di una legge che desse piena attuazione all’articolo 10 terzo comma della Costituzione, che pure riconosce il diritto d’asilo come diritto fondamentale dell’individuo1, e che, benché il nostro paese avesse ratificato la Convenzione di Ginevra con la legge n. 772 del 24 luglio 1954, fino al 1990 non esisteva alcuna disposizione che stabilisse la procedura per richiedere il riconoscimento dello status di rifugiato.

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