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Atlante delle migrazioni: lavoro

Materiale realizzato da Fieri nell’ambito del progetto “Oltre le migrazioni”, condotto da CISV, FIERI e Il Nostro Pianeta con un contributo della Compagnia di San Paolo.

Che in tempi di risorse calanti siano i più deboli a soffrire di più è forse un’ovvietà. In effetti, è proprio quello che sta accadendo, con i giovani e gli stranieri che, in questa lunga crisi, pagano un prezzo sproporzionato in termini di quantità e qualità dell’occupazione. Ma, mentre delle conseguenze della crisi per i giovani italiani si parla giustamente molto, l’impatto sui lavoratori immigrati rimane piuttosto in ombra, sui media come nei dibattiti politici.

Mai come in questa fase, la mancanza di voce mediatica e di peso politico della popolazione immigrata in Italia è apparso evidente. Eppure stiamo parlando di una presenza ormai quantitativamente equivalente a una grande regione come il Piemonte o addirittura la Sicilia, a seconda delle stime.

L’occupazione straniera ha continuato a crescere, anche in tempo di crisi (Fig. 1), a dimostrazione della natura strutturale della domanda di lavoro immigrato. Nel primo trimestre 2012 gli occupati stranieri hanno raggiunto quota 2.274.000, corrispondente al 10% dell’occupazione totale in Italia.

Fig. 1 - Occupati stranieri in Italia, dal 2005 al 2012 (I trimestre). Dati in migliaia. Fonte: Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro, Istat

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Ma nel frattempo anche la disoccupazione straniera è sensibilmente cresciuta (Fig. 2). Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 – siamo alle prime fasi della crisi – si è progressivamente riassorbito il divario in numeri assoluti che separava le donne straniere (fino ad allora più numerose tra i disoccupati) dagli uomini stranieri: in quel periodo, i settori a maggiore impiego di lavoro femminile immigrato (come i servizi alle famiglie e alla persona) erano rimasti più al riparo dagli effetti congiunturali negativi che avevano invece interessato i settori (come quello manifatturiero e dell’edilizia) a maggiore impiego maschile.

Con l’inverno del 2011-12 si assiste a un ulteriore giro di vite: nel giro di pochi mesi il numero complessivo di disoccupati stranieri sale da 300.000 a oltre 400.000 unità, e in questa fase ad essere duramente colpiti sono sia gli uomini che le donne.

Fig. 2 – Disoccupati stranieri in Italia, dal 2005 al 2012 (I trimestre). Dati in migliaia. Fonte: Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro, Istat

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Abbiamo sinora osservato l’evoluzione del numero assoluto di persone straniere che lavorano (occupati) o che cercano lavoro (disoccupati). Per meglio comprendere come la crisi abbia colpito i lavoratori stranieri in Italia è opportuno osservare gli andamenti del tasso di disoccupazione, ossia il rapporto tra disoccupati e forze di lavoro.

La Fig. 3 chiarisce quanto già osservato in precedenza: prima della crisi il tasso di disoccupazione delle donne straniere era molto più elevato di quello degli uomini stranieri. Con la prima fase della crisi i tassi di disoccupazione maschili sono quasi raddoppiati e hanno così ridotto il gap che li separava dai tassi femminili, molto meno sensibili alla congiuntura negativa (si noti come il tasso di disoccupazione femminile del 2010 sia stabile rispetto al 2006).

I primi dati del 2012 mostrano un ulteriore peggioramento del quadro occupazionale per uomini e donne stranieri. Peraltro, tali dati vanno interpretati con cautela perché si riferiscono a un unico trimestre invernale, un periodo contraddistinto da minori opportunità lavorative in alcuni dei settori - dal turismo balneare alla raccolta di frutta e verdura - a maggiore intensità di impiego di lavoro immigrato.

Fig. 3 – Tassi di disoccupazione della popolazione straniera in Italia. Evoluzione per maschi e femmine dal 2006 al 2012 (primo trimestre). Fonte Istat

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L’ondata recessiva ha probabilmente accentuato una caratteristica già facilmente riscontrabile sul mercato del lavoro italiano: un numero elevato di stranieri è accetta impieghi inferiori alle proprie qualifiche e competenze.

I dati della Fig. 4, riferiti al biennio 2008-09 sono abbastanza eloquenti: un terzo dei lavoratori stranieri e addirittura la metà delle lavoratrici possiede un titolo di studio di livello superiore rispetto a quello solitamente richiesto per il lavoro svolto. Questa constatazione rinvia al modello di accettazione sociale dell’immigrazione in Italia, basato a partire dagli anni Novanta proprio sulla disponibilità degli immigrati a svolgere lavori che la popolazione italiana non era più disposta a svolgere: lavori pericolosi, pesanti o considerati penalizzanti.

Fig. 4 – Occupati che possiedono un titolo superiore a quello tipicamente richiesto per svolgere la loro attuale professione – Fonte Istat.

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Un presumibile sottoutilizzo della forza lavoro straniera emerge anche dall’osservazione dei titoli di studio posseduti (Fig. 5): oltre il 50% degli occupati stranieri è infatti in possesso di un diploma o di una laurea, percentuale non distante dal 59% degli occupati italiani.

Fig. 5 – Distribuzione % degli occupati stranieri, per titolo di studio, e confronto con gli occupati italiani, anno 2010. Fonte Istat.

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Un modo diverso, ma sempre interessante, di guardare al rapporto tra lavoro immigrato e crisi economica consiste nell’osservare i cambiamenti nel tempo delle previsioni di assunzione di lavoratori immigrati da parte delle imprese. La fonte Excelsior (Fig. 6) ci dice infatti, anno per anno, quanti sono i lavoratori non stagionali che le imprese pensano di poter assumere nei mesi successivi. Si tratta dunque di un dato solamente ipotetico, che tuttavia si è sempre dimostrato a posteriori un buon predittore degli andamenti reali dell’occupazione.

Negli ultimi anni non solo è diminuito il numero complessivo dei lavoratori che le imprese intendono assumere (terza colonna), ma è anche diminuita la disponibilità a ricercare per quei posti personale immigrato (seconda colonna). In altre parole, nella prospettiva delle imprese, il lavoro immigrato è diventato una fetta più piccola di una torta che si restringe.

Fig. 6 – Distribuzione Assunzioni non stagionali di personale immigrato previste dalle imprese (Fonte Excelsior)

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Per avere un’idea dei mestieri che le imprese associano al personale immigrato si riporta di seguito la lista delle professioni più richieste per lavoratori immigrati nell’ambito della rilevazione Excelsior 2011: al primo posto (con 13.000 richieste) vi sono gli addetti a servizi di pulizia. Seguono muratori in pietra o mattoni (6.000), commessi (4.000), camerieri (3.700), autisti di mezzi pesanti e camion (3.400), infermieri (2.700) e facchini (2.600).

Va comunque ricordato che alla domanda delle imprese per lavoro immigrato si affianca anche quella delle famiglie, molto meno esposta ai venti della congiuntura, per servizi domestici e alla persona.

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