Oltre le migrazioni

Oltre le migrazioni

Global Education Week

Archivio

Gew

restorlogo

Dites non à la discrimination

Alcuni nostri progetti sono sostenuti dalla

comp_sanpaolo

Fondazione CRT


e godono del patrocinio del

citta-torino


uff-scolastico


Studenti d’altrove, alunni italiani

logo-manuale-banner-web

Studenti d’altrove, alunni italiani

Un’incursione nelle biografie dei figli dell’immigrazione

di Roberta Ricucci

Per tutti i bambini entrati in Italia
quale che sia il modo in cui sono entrati loro e i loro genitori,
valgono gli stessi diritti. È importante dirlo. È importante saperlo.

(Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, 2007)

Molto si è scritto sulla complessità dell’identità oggi, sulla sua inafferrabilità, liquidità, incertezza. O ancora sulle sue proprietà camaleontiche, per cui l’identità diventa cangiante a seconda dei contesti, delle interazioni, dei tempi. Da queste caratteristiche dell’identità post-moderna sembrano essere esclusi gli immigrati. E soprattutto i loro figli, a cui, nel timore di non comprenderli, di non riuscire ad afferrarne appieno il percorso di crescita, si assegnano etichette (e quindi identità) indelebili. Ecco allora che i marocchini sono musulmani, i rumeni sono alunno modelli, i cinesi bravi matematici, le filippine predisposte per i lavori di cura e così via.
Storie degli anni Novanta, di quando l’immigrazione era quel fenomeno che spaventava, che intimoriva? No. Storie di oggi, di un presente dove l’immigrazione continua a far paura, ad essere pensata come un fenomeno che norme più rigide e controlli alle frontiere più rigorose fermeranno. Illusioni. Perché, “secondo le Nazioni Unite, tra il 2005 e il 2050 la popolazione in età lavorativa nel Sud del mondo aumenterà di 1.189 milioni, includendo circa 2 milioni di emigranti l’anno” (Angeli e Salvini, 2007: 252). Solo una minima parte di questi flussi interesseranno l’Europa (e l’Italia), poiché i paesi maggiormente interessati saranno Stati Uniti, Canada e Australia (Golini, 2004)

L’immigrazione dunque continuerà a crescere, per il doppio effetto dei ricongiungimenti e delle nascite: il risultato sarà una presenza crescente di allievi stranieri (se arrivati dall’estero) e di origine straniera (se nati in Italia) (2) . Un contributo demografico importante, come si legge in un rapporto della Banca d’Italia: “Il principale effetto dell’immigrazione per un paese sviluppato è l’attenuazione degli squilibri demografici che discendono dal rapido invecchiamento della popolazione che già vi risiede; vi influiscono sia la più giovane età sia la maggiore fecondità degli stranieri” (2009).

tabella1

tabella1

Tab. 1 Tempi e protagonisti delle migrazioni (3) .

Parte di questi flussi migratori è costituita dai ricongiungimenti familiari.

La tabella 1 (4)  sintetizza due elementi significativi nella definizione delle famiglie immigrate: il tempo delle migrazioni dei componenti e le caratteristiche degli stessi. Infatti, la decisione di quale genitore debba avviare la catena migratoria non è ininfluente sul processo di socializzazione e di educazione delle giovani generazioni, così sulle dinamiche interne alla coppia genitoriale e alla struttura familiare più estesa.

Al di là della sua struttura (ad esempio, monogenitoriale, nucleare o neo-costituita), sono importanti anche le risorse che la famiglia può mettere a disposizione dei figli: umane, economiche e sociali. Sugli effetti di tali risorse le possibilità di indagini sono differenti, a causa delle difficoltà di misurazione. Il capitale economico si misura attraverso il reddito (cumulato) dei due genitori, ma anche guardando ai beni posseduti: indicatori che letti diacronicamente aiutano a comprendere verso dove si orientano i percorsi di mobilità da una generazione all’altra. Il capitale umano è rappresentato dalle competenze, definite per approssimazione dal titolo di studio. I cittadini immigrati sono tendenzialmente accomunati dalla difficoltà di spendere il titolo di studio acquisito nei paesi d’origine in Italia. Questo da un lato si traduce in uno spreco di risorse di cui l’Italia potrebbe approfittare con un minimo sforzo (investendo in corsi di lingua italiana) e da un altro lato in un patrimonio di strumenti culturali che i genitori possono mettere a disposizione loro e dei figli, imparando a muoversi nel nuovo contesto, acquisendo la lingua, assegnando valore all’istruzione e alla formazione delle future generazioni. Il capitale sociale rappresenta l’aspetto più difficile da misurare: esso riguarda le relazioni, non solo nell’ambiente familiare ma anche comunitarie e in ambienti lavorativi/associativi o altri che possono essere utili per il successivo sviluppo cognitivo e sociale di bambini ed adolescenti. Allo studio dell’impatto di tali risorse si è dedicata sia la sociologia economica sia quella dell’educazione, considerando gli effetti congiunti dei diversi capitali. In particolare, nelle ricerche più recenti, si è approfondito il concetto di capitale sociale etnico (inteso soprattutto come capacità di mantenere relazioni all’interno della propria comunità etnica), che può essere al tempo stesso fattore di integrazione e di segregazione etnica. Infine, è importante il rapporto (più o meno stretto) che la famiglia mantiene con il paese e la cultura d’origine, da valutarsi sia attraverso i classici indicatori di legame etnico (lingua, cibo, partecipazione associativa su base del paese di provenienza, mantenimento di tradizioni e riti) sia con quelli più recenti (visione di programmi attraverso l’uso della parabola o di canali satellitari, visita frequente a websites di giornali e informazione politica del paese d’origine). Gli esiti di tali legami sono ambivalenti, delineando effetti differenti nel processo di inserimento nelle società di accoglienza a seconda delle provenienze considerate e, soprattutto, delle politiche di integrazione definite. Un fattore è però certo: le condizioni delle famiglie influenzano le biografie dei figli, nel loro muoversi fra “le istanze della società di accoglienza e della società d’origine […]; tra due o più lingue […] tra i diversi tempi e luoghi […] tra sistemi di valori diversi che la interrogano e la mettono in discussione arricchendola, o la irrigidiscono o la confondono; tra le generazioni coinvolte a diverso titolo nel processo migratorio” (Gozzoli e Regalia, 2005: 70-71).


(2) Billari e Dalla Zuanna, 2008; Livi Bacci, 2010.
(3) Ricucci, 2010.
(4) Lo schema riprende la distinzione di Colombo e Favaro (1993), che così sintetizzano i percorsi migratori familiari
1- al maschile: è l’uomo a emigrare e, una volta inseritosi, a organizzare il ricongiungimento familiare. E’ stato, soprattutto in passato, il modello prevalente. Nelle migrazioni avviatesi dalla metà degli anni Ottanta è stato affiancato dal suo opposto;
2- al femminile; è la donna (moglie e/o madre) ad essere protagonista del viaggio. E’ lei l’anello forte della catena migratoria, cui si ricongiungono figli e coniuge;
3- simultaneo: i coniugi arrivano insieme o a poca distanza l’uno dall’altro. Si tratta di un percorso caratteristico più di situazioni emergenziali (es. profughi e rifugiati) piuttosto che di migrazioni di lavoro, considerate soprattutto le difficoltà di inserimento di un intero nucleo familiare e quindi la preferenza di una migrazione in due tempi o più, quando sono presenti dei figli;
3- neocostitutivo: la famiglia si forma nel paese di accoglienza “o con un partner incontrato sul posto (della stessa origine o meno), o più spesso ricorrendo ad un matrimonio combinato con un partner che vive ancora in patria e che a volte non è neppure conosciuto prima del matrimonio” (Ambrosini, 2005: 155);
4- monoparentale: ad emigrare è un solo genitore con al seguito il figlio o i figli;
5- famiglie miste formate da partner di diversa provenienza.

Share and Enjoy:
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
  • MySpace
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Turn this article into a PDF!
  • Wikio IT
  • Technorati