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Quale ad oggi la situazione nelle scuole?

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Quale ad oggi la situazione nelle scuole?

di Roberta Ricucci


Quali le caratteristiche degli allievi con cittadinanza non italiana, con cui docenti e dirigenti si confrontano?
Il primo dato che emerge è quello della pluralità delle situazioni di percorso migratorio. Un’avvertenza scontata per molti, ma purtroppo non ancora per tutti: gli allievi stranieri rappresentano un universo assai variegato in cui convivono storie personali, familiari e di interazione con il contesto italiano assai diversificate. Vicende che gettano luce su come l’interazione fra nativi e migranti, la relazione fra italiani e stranieri sia ancora estremamente complessa. Non solo perché quando si incontra la diversità si fa fatica, ma anche perché l’altro assolve alla cosiddetta “funzione specchio”, che evidenzia difficoltà e carenze della società di immigrazione. Si corre pertanto il rischio di chiudersi a strenua difesa dello status quo, senza accorgersi che il presente cambia in modo assai più rapido di quanto non ci si renda conto e – soprattutto – non si voglia ammettere. Ne consegue la persistenza di immagini stereotipate, di descrizioni di un’immigrazione che era e che da tempo è stata superata nei fatti da nuovi flussi e dal procedere e dall’irrobustirsi di quelli più antichi.
Il secondo elemento riguarda il policentrismo migratorio, ossia la compresenza di numerose cittadinanze all’interno della stessa classe. Negli anni Novanta la descrizione “il mondo in classe” ha fatto da sfondo alle circolari ministeriali sull’intercultura e sull’accoglienza. La pluralità si è trasformata nel tempo da ricchezza in difficoltà, poiché sono apparsi i limiti e la carenza di risorse per affrontare classi multilingue e con riferimenti culturali plurimi (6) .
Dalla lingua e dalla cultura all’istruzione: l’eterogeneità di percorsi scolastici e programmi di studio rappresenta il terzo elemento da considerare. Chi arriva in Italia con alle spalle un percorso scolastico non è una tabula rasa. In questo modo spesso viene tuttavia rappresentato, in questo modo viene considerato e valutato. Certo non da tutti gli insegnanti, ma da taluni ancora sì, come dimostrano ricerche qualitative condotte su scuole e docenti (7) .
Quanto detto però si deve inserire in uno scenario più ampio, che attiene alla regolamentazione dell’immigrazione, della tutela dei diritti dei minori (Convenzione di New York) e dell’accesso alla cittadinanza. Infatti, i figli dell’immigrazione si situano al crocevia di tre differenti legislazioni, di cui – spesso – quella dell’immigrazione è la più forte. Arrivati dall’estero o nati in Italia, bambini o adolescenti, si tratta di cittadini stranieri, il cui status si modifica al modificarsi di quello dei genitori (8) . Questione di non poco conto, su cui però si rileva una leggerezza da parte di molti educatori. Ben venga la consuetudine a trattare tutti come italiani, ma sembra preoccupante quando questa discende da un false thinking, ovvero “chi nasce in Italia da genitori stranieri è italiano”. Se altrove (ma a dire il vero gli stessi formatori, talora, difficilmente riescono a dire dove) funziona in questo modo, in Italia la storia è diversa: si diventa cittadini italiani per discendenza (ossia da padre e/o madre italiana), per naturalizzazione (dopo dieci anni di residenza) o per matrimonio (9) . È grave che di tale dettaglio, che garantisce la cittadinanza europea e la titolarità dei diritti politici, non siano al corrente molti di coloro che svolgono il delicato compito di formazione delle giovani generazioni.
Un ultimo elemento riguarda il rapporto dei figli immigrati con la loro famiglia link a relativa sezione che adesso sta nel capitolo successivo su ricongiungimenti e il “se” e il “come” essa intervenga e condizioni il processo di inserimento scolastico dei figli dell’immigrazione.

(6) L’ultimo atto volto a sancire la difficoltà della scuola di fronte alla sfida dell’immigrazione è l’indicazione del tetto del 30% di allievi con cittadinanza non italiana, neo-arrivati, nelle classi.
(7) Eve e Ricucci, 2009; Mantovani, 2009; Ravecca, 2009.
(8) Il minore straniero è iscritto sul permesso di soggiorno di uno o entrambi i genitori sino al 14° anno di età. Successivamente è dotato di un autonomo permesso di soggiorno.
(9) Per i figli dei cittadini non italiani nati in Italia vige quanto previsto dall’art. 4, c. 2 della L. 91/92: “Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data. possono chiedere al compimento del 18° anno di età la cittadinanza italiana”.

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