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Il Caso

A. è un ragazzo egiziano quindicenne che vive con il padre, la madre e due fratelli minori, rispettivamente di 10 e 4 anni. Arriva a Torino con la madre e i fratelli per ricongiungersi con il padre, che è in Italia dal 1995 e negli ultimi quattordici anni ha visto i figli soltanto durante il periodo estivo. Ora che la famiglia è finalmente riunita, il desiderio espresso dal papà è di rimanere tutti insieme in Italia. Il padre, che non ha mai studiato la lingua italiana e, dunque, ha alcune difficoltà nel comprendere e nell’esprimersi, lavora come operaio presso una ditta alimentare. La madre è casalinga e, come il marito, ha un diploma egiziano di scuola superiore con indirizzo commerciale. Il segretario di un liceo classico di Torino contatta l’associazione Il Nostro Pianeta (INP) per chiedere supporto per l’orientamento scolastico di A. Il padre, che si presenta ai colloqui sempre accompagnato da un amico che funge da interprete, ha difficoltà a comprendere l’organizzazione della scuola italiana, che gli viene, quindi, illustrata da un’operatrice de INP. A. risulta iscritto al primo anno della scuola superiore a Il Cairo e dichiara di essere interessato soprattutto all’informatica e all’elettronica e di avere la passione per il calcio. A. inizia subito un corso bisettimanale di italiano L2 presso un’associazione di animazione giovanile e, contemporaneamente, segue delle lezioni intensive presso INP. L’operatrice consiglia un corso di lingua anche per la madre ma quando il padre viene a sapere che la scuola ha in prevalenza allieve che provengono dal Marocco, commenta che le donne marocchine sono “troppo libertine” e che non ha piacere che la moglie le frequenti. Intanto, poiché non è possibile una doppia iscrizione, nella scuola egiziana e in quella italiana, e perché A. non perda la possibilità di terminare l’anno di studi in corso in Egitto, si ipotizza il suo inserimento come uditore in una terza media vicino a casa. Secondo il dirigente scolastico della scuola secondaria di primo grado contattata da INP, tuttavia, questa prospettiva avrebbe una scarsa validità: non soltanto non servirebbe molto ai fini dell’apprendimento di conoscenze di base utili per la prosecuzione degli studi ma porrebbe altresì problemi di socializzazione per A., più grande rispetto ai compagni. Il dirigente propone, come alternativa, l’iscrizione al corso di italiano L2 e di educazione alla cittadinanza presso il CTP e, in parallelo, l’inserimento come “studente-visitatore” presso un istituto superiore a scelta tra i quattro convolti in un progetto di rete. In questo modo si ovvierebbe anche al problema dell’iscrizione al CTP di A., che ha un’età inferiore ai 16 anni. Viene anche giudicata indispensabile la somministrazione ad A. del test Arianna, presso il Cosp, allo scopo di avere dati più certi sulle attitudini del ragazzo. In vista dell’inserimento scolastico, si decide, altresì, che A. potrà recuperare ciò che non ha mai studiato nel suo paese di origine preparandosi su testi scolastici redatti in inglese: la storia europea, per esempio, verrà recuperata con il supporto di un testo in uso presso un liceo internazionale di Torino. Intanto, A. affronta il test Arianna accompagnato da una mediatrice arabofona e rivela una predisposizione per l’istruzione di tipo tecnico. Il dirigente scolastico della scuola media comunica che è possibile iscrivere A. in una classe prima dell’istituto professionale per odontotecnici come “studente-visitatore”. L’operatrice de INP prende contatto con il vice-dirigente della scuola superiore per accompagnarvi A. L’incontro presso l’istituto professionale avviene alla presenza del ragazzo, del vice-dirigente, di un nuovo amico di famiglia-interprete e dell’operatrice de INP. In un secondo momento, sopraggiungono la referente per l’inserimento degli alunni stranieri e un’altra docente che coadiuva la referente. A. appare un po’ agitato. Si valuta se inserirlo nel corso per operatore meccanico, operatore elettrico o operatore meccanico-odontotecnico: non riuscendo a comprendere le reali intenzionalità del ragazzo, alla fine si decide per il corso per operatore meccanico-odontotecnico. L’insegnante di italiano del corso, infatti, è la referente, con la quale A. stabilisce subito un buon contatto. Non solo, il corso per operatore elettrico ha una classe molto numerosa e di allievi piuttosto indisciplinati, mentre quello per operatore meccanico ha sede in un’altra zona della città, lontana dall’abitazione di A. La referente accompagna subito il ragazzo in quella che, dal giorno successivo, sarà la sua classe, per presentarlo ai compagni. Ci si accorda, anche, per le assenze: in quanto “studente-visitatore”, A. non compare sul registro di classe ma la professoressa e l’operatrice INP concordano una sorta di monitoraggio informale. Viene fornito l’orario delle lezioni: poiché A. risulterà come “studente-visitatore”, non potrà frequentare i laboratori e le lezioni di educazione fisica per questioni assicurative. Il dirigente scolastico della scuola media, che partecipa all’incontro per alcuni minuti, prospetta la possibilità che A. frequenti come stagista, in base a un accordo con il CTP, in modo tale che possa prendere parte a tutte le attività scolastiche. L’operatrice INP insiste su questo punto, poiché ritiene molto utile il coinvolgimento anche nelle attività laboratoriali ai fini della socializzazione e dell’apprendimento della lingua. Il vice-dirigente si dimostra disponibile a discutere della questione con il dirigente della scuola media. Da parte sua, A. appare molto contento. Viene fissato un ulteriore appuntamento con la famiglia e si invita l’amico interprete a sollecitare la partecipazione della madre. L’amico dice che è molto difficile, perchè la mamma deve accudire un figlio piccolo. Allora si invita la madre a partecipare all’incontro anche con il bambino. All’appuntamento, però, si presentano entrambi i genitori, mentre A. è restato a casa per badare al fratellino. La partecipazione attiva di entrambi i genitori appare un elemento significativo e costruttivo rispetto alle caratteristiche della famiglia. La coppia si dice soddisfatta e il padre si rammarica solamente di non aver fatto studiare italiano al figlio mentre ancora viveva in Egitto. A marzo il padre accompagna A. al primo appuntamento con il gruppo studio organizzato da INP e riferisce che il figlio è molto contento della sua vita scolastica e si sta preparando per l’esame finale del suo primo anno di superiori che dovrà sostenere presso il Consolato Egiziano di Milano. Due mesi dopo A. supera con successo l’esame; intanto, continua a frequentare il gruppo di studio presso INP ed è ben inserito a scuola.

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