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Alfabetizzazione e percorsi di cittadinanza

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A proposito di alfabetizzazione e percorsi di cittadinanza di donne immigrate
Intervista a Maria Adele Roggero
Apparsa sulla rivista SEGNO  n.11/2009

Il MEIC Movimento Ecclesiale di Impegno culturale – Gruppo di Torino segue con attenzione  le trasformazioni in atto nella nostra società che, con l’ingresso di immigrati provenienti dal sud e dall’est del mondo, si caratterizza ormai come una realtà multietnica e multiculturale.
Fra le varie attività svolte in questo campo,  a partire dal  2000 attraverso il suo laboratorio “Islam conoscere per dialogare” ha attivato il progetto “Torino la mia città – Percorsi di alfabetizzazione e cittadinanza per donne maghrebine”.


Perché il progetto è rivolto alle donne maghrebine?

Abbiamo scelto di occuparci di donne  e di donne maghrebine per due motivi:
1) Crediamo che siano le donne e le mamme le prime indispensabili mediatrici culturali per i propri figli e che solo grazie al loro positivo intervento educativo si potrà favorire una serena integrazione delle nuove generazioni nel tessuto vivo della nostra società. Ma per far questo è necessario che le donne in prima persona diventino consapevoli di sé, della propria dignità  e dell’importanza del proprio ruolo sociale.
2) Sappiamo che questo obiettivo risulta particolarmente difficile nella nostra città per le donne maghrebine. Infatti esse per la maggior parte  giungono in Italia dalle campagne del Marocco o dalle periferie povere delle grandi città, per ricongiungersi ai mariti  che qui lavorano. Esse sono spesso prive di scolarizzazione, hanno bambini piccoli a cui badare, non sono abituate a muoversi liberamente negli spazi pubblici di una  grande città. Vi sono anche impedimenti di tipo culturale che a volte costringono queste donne a restare chiuse fra le mura domestiche.
Per permettere  a tutte le donne di partecipare alla nostra proposta con il consenso dei mariti che non le lascerebbero volentieri frequentare ambienti promiscui o lontani da casa, abbiamo pensato l’intero percorso al femminile, esclusivamente per donne arabofone, e in orari compatibili con i loro impegni familiari. E’ assicurato un servizio di baby-sitting tenuto da educatrici italiane e maghrebine. La presenza costante di mediatrici linguistiche facilita la comunicazione.

Le specificità del Progetto

Il progetto “Torino la mia città” potrebbe sembrare a prima vista troppo settoriale e limitante, vista la pluralità di gruppi etnici presenti nelle grandi città, ma noi pensiamo invece che proprio questa sua specificità  sia la causa del successo della nostra iniziativa. In sintesi noi ci sentiamo di affermare che per affrontare in modo positivo il nodo dell’integrazione di ogni gruppo di immigrati occorra:
-inserire il bisogno prioritario dell’apprendimento della lingua italiana all’interno di un percorso più ampio di educazione alla cittadinanza.
-partire dalle condizioni di vita culturali e sociali delle persone a cui si vuol proporre il servizio e cercare strategie per rispondere nel modo più mirato possibile, adattando di volta in volta l’azione all’utenza che si intende incontrare;
-puntare a creare rapporti interpersonali corretti, leali e continuativi che siano  essi stessi esempio di buon comportamento sociale e di vicinanza;
-essere ricettivi nei confronti delle istanze degli utenti sia dal punto di vista delle necessità concrete sia per quanto riguarda il loro bisogno di mantenere vivi i legami affettivi con la terra di origine.

In cosa consiste il Progetto e quali sono i risultati raggiunti

I risultati che negli anni abbiamo ottenuto ci danno ragione. Ogni anno infatti  frequentano i nostri corsi più di 200 donne, prevalentemente giovani madri di famiglia marocchine, accompagnate dai loro bambini più piccoli in età pre-scolare .

Siamo presenti  in tre sedi dislocate nei tre quartieri dove è più alta la concentrazione di famiglie provenienti dal Maghreb (Porta Palazzo, Borgo San Paolo, Nizza Lingotto)

Da ottobre a maggio, per due mattine la settimana, le iscritte, suddivise in piccoli gruppi  a seconda del loro grado di competenza linguistica, seguono lezioni di lingua italiana finalizzate alla comunicazione sia verbale sia scritta  nella vita quotidiana (120 ore di lezione).
I vari gruppi sono guidati da insegnanti che formiamo  all’insegnamento dell’italiano a donne arabofone e all’educazione interculturale,  affiancate da volontarie e tirocinanti universitarie.
Per poter ottimizzare i risultati abbiamo creato appositi manuali didattici pensati appositamente per donne arabofone. Questi materiali sono peraltro scaricabili dal sito de Il Nostro Pianeta nella sezione MEIC.
Il clima che riusciamo a creare è di grande rispetto reciproco, di collaborazione, spesso di sorridente affetto e confidenza. Circa il 30% delle iscritte sono totalmente analfabete e vivono con grande impegno ed emozione l’avventura di apprendere a leggere e scrivere potendosi confrontare con altre donne nella loro stessa situazione.
Molte iscritte ritornano per più anni consecutivi  riuscendo così a fare un bel percorso di perfezionamento della lingua italiana ma anche di amicizia con le altre allieve e con noi insegnanti. Molte mamme imparano a diventare attive negli organismi di partecipazione scolastica. Alcune di loro invogliano altre amiche a partecipare ai nostri corsi.
Nel corso dell’anno si organizzano incontri con esperte dei  servizi sociali, scolastici, culturali e sanitari della città volti a far conoscere gli usi e i costumi, le abitudini alimentari, le norme igienico sanitarie della nostra società, l’organizzazione  e le finalità educative e pedagogiche della scuola italiana. Una particolare attenzione è rivolta a discutere i cambiamenti in corso nei paesi del Maghreb e in particolare fornire informazioni sulla nuova Legge di Famiglia del Marocco messa a confronto con la legislazione famigliare italiana.
Sono previste anche alcune uscite per visitare e far conoscere le cose belle che Torino offre ai propri cittadini (musei, monumenti, piazze storiche) e gli eventi più interessanti. Ogni anno ad esempio  partecipiamo con loro alla manifestazione Terra Madre con un laboratorio di scambio sul tema della cucina nelle varie culture.
Per le donne che già hanno una certa conoscenza della lingua italiana organizziamo anche dei “Laboratori  di cittadinanza attiva” che offrono una conoscenza partecipata dei capisaldi della nostra cultura messi a confronto con la storia e la cultura dei paesi di provenienza. Attraverso spiegazioni, scambio di informazioni e di esperienze vissute si  approfondiscono temi quali: la storia dell’Italia democratica e la costituzione, l’evoluzione della scuola italiana e le sue principali finalità,  l’evoluzione della famiglia e il cammino delle donne. Il lavoro svolto nei laboratori viene raccolto in “diari di bordo” che vengono consegnati alle partecipanti a fine attività. Le partecipanti  possono così fare un’esperienza di comunicazione e di ascolto reciproco fra migranti e native che apre alla confidenza e all’amicizia, infrange barriere di diffidenza reciproca e  consente una formazione indispensabile per essere educatrici attente dei propri figli e anche per future attività di educazione fra pari e di mediazione culturale. L’anno scorso hanno seguito i Laboratori di cittadinanza attiva una cinquantina di donne. Alcune di loro hanno ora trovato lavoro o sono state invogliate a loro volta ad iscriversi ai corsi per diventare mediatrici culturali.
Da quest’anno, in collaborazione con un gruppo di associazioni, attiveremo anche un corso di formazione per peer educators. Si tratta di donne che svolgeranno sul territorio azioni di prossimità e di accompagnamento alla fruizione dei servizi, specie quelli socio-sanitari,  nei confronti di altre donne e di famiglie di più recente immigrazione.
La nostra attività è ormai molto conosciuta a Torino e, con nostra grande soddisfazione,  sta diventando un modello di intervento seguito anche da altri operatori nel campo dell’inserimento sociale degli immigrati. Nel corso degli anni è stata finanziata da enti pubblici (Comune, Provincia e Regione), da Fondazioni bancarie e da contributi di associazioni di volontariato.

Maria Adele Roggero – Responsabile del Progetto

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