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Adattare il curricolo

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Adattare il curricolo


Adattare il curricolo e predisporre piani di studio personalizzati (PEP) è innanzitutto richiesto dalla normativa.
Il DPR 394 del 31 agosto 1999, Art. 45.4 recita: Il collegio dei docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri, il necessario adattamento dei programmi di insegnamento […]

Le Linee guida del 2006: il possibile adattamento dei programmi per i singoli alunni comporta un adattamento della valutazione, anche in considerazione degli orientamenti generali su questo tema, espressi in circolari e direttive, che sottolineano fortemente l’attenzione ai percorsi personali degli alunni. […] Per il Consiglio di Classe che deve valutare alunni stranieri inseriti nel corso dell’anno scolastico – per i quali i piani individualizzati prevedono interventi di educazione linguistica e di messa a punto curricolare – diventa fondamentale conoscere, per quanto possibile, la storia scolastica precedente, gli esiti raggiunti, le caratteristiche delle scuole frequentate, le abilità e le competenze essenziali acquisite.

Al di là delle norme, proporzionare programmi e verifiche alle possibilità di un alunno straniero in fase di alfabetizzazione è una questione di evidente buon senso: è inutile (se non dannoso) presentare testi che l’allievo non è minimamente (ma solo temporaneamente) in grado di decifrare o pretendere risposte che non è semplicemente in grado (per ora!) di dare. L’esperienza ci insegna infatti che quando l’alunna/o straniero giungerà a esprimersi con sufficiente scioltezza in italiano, approderà anche a esiti paragonabili a quelli mediamente attesi per i suoi pari madrelingua italiani.

È essenziale ricordare che ogni insegnante è anche docente di italiano e deve pertanto conoscere che cosa sono i livelli del QCER (Quadro comune europeo di riferimento - link)e a che cosa essi corrispondono in termini di “saper fare” per poter calibrare le proprie lezioni e le richieste in fase di valutazione. Ad esempio, nelle prime fasi dell’inserimento, ci si limiterà a far lavorare l’alunna/o su semplici vocaboli (il lessico fondamentale della disciplina); poi si passerà a frasi semplici (definizioni, descrizioni) e via via a paragrafi e testi più articolati. Si ricordi in ogni caso che il livello della “lingua per lo studio” è il B2.

Non pare inutile sottolineare che l’alunna/o straniero non ancora sufficientemente italofono non è un alunno incompetente, ma è un allievo che si trova, per qualche tempo, in una situazione nella quale non ha le parole per comunicare la sua competenza disciplinare: incompetenza linguistica – necessariamente provvisoria e temporanea – non significa incompetenza scolastica. Diventa pertanto importantissimo determinare le conoscenze, le abilità e le competenze essenziali acquisite nel paese d’origine.

Per tutte queste ragioni, ai docenti di ogni ambito disciplinare è richiesto di individuare – specialmente nelle prime fasi di inserimento scolastico – attività fondamentali, temi irrinunciabili e contenuti minimi su cui far lavorare (e successivamente valutare) gli alunni non madrelingua - imparando a “rinunciare” a una parte di contenuti che realisticamente non potrebbero mai essere appresi da chi non possiede un bagaglio linguistico sufficiente. L’insegnante può predisporre testi semplificati o utilizzare, adattandoli, i numerosi materiali facilitati reperibili in rete (vedi sul nostro sito “La semplificazione”). Va da sé che anche le prove di valutazione saranno differenziate, coerenti con gli obiettivi di apprendimento definiti e proporzionate al livello linguistico raggiunto. (vedi sul nostro sito “La valutazione”)
È chiaramente possibile, anzi auspicabile, valutare positivamente le conoscenze pregresse, istituendo un sistema di “crediti”.

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