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I casi

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I casi



J. è un ragazzo colombiano di 18 anni, da 6 anni in Italia, dove ha frequentato le scuole medie. Pur con molte difficoltà, in particolare modo in inglese e in scienze degli alimenti, Jorge ha superato il biennio dell’istituto professionale alberghiero: sia in prima sia in seconda ha riportato dei debiti nelle suddette materie, “saldandoli” poi a settembre. Il ragazzo, inoltre, ha sempre frequentato con assiduità il corso di italiano L2 organizzato dalla scuola ed è anche riuscito a superare l’esame CELI2. Con la terza (anno al termine del quale è previsto un esame per conseguire la qualifica professionale) iniziano i problemi: malgrado la partecipazione costante ai corsi destinati agli alunni non madrelingua e la frequenza scolastica regolare, il Consiglio di Classe si mostra particolarmente ostile e poco disponibile a valorizzare le qualità del ragazzo anziché enfatizzarne i limiti cognitivi oggettivi. J., dunque, non supera l’esame di qualifica e deve ripetere la classe terza. Durante l’estate frequenta il corso da peer-tutor e lavora in un albergo-ristorante in Valle d’Aosta. All’inizio del nuovo anno scolastico, J. palesa la volontà di superare l’anno: per fortuna l’alunna/o cambia sezione e i docenti (sebbene non tutti) si mostrano più disponibili nei suoi confronti, tenuto anche conto della condotta e dell’atteggiamento positivi dimostrati. Grazie al dialogo costante con il docente di cucina, referente di classe, e alla redazione di una lettera in cui si descrive il percorso di vita e di scuola del ragazzo, la referente per gli alunni stranieri riesce a spingere il Consiglio di Classe ad approfondire il “caso” J. e, dopo molte discussioni, il ragazzo viene promosso e può conseguire la qualifica professionale che, peraltro, gli permetterà di continuare a lavorare per una prestigiosa ditta di catering torinese, presso la quale aveva svolto con successo lo stage.



O. è una ragazza marocchina, giunta in Italia con la numerosa famiglia quattro anni fa. O. è molto timida e ha problemi relazionali: frequenta un istituto alberghiero e non si sente accettata né dalla classe né da alcuni docenti. La frequenza del corso di italiano L2 la aiuta sia nei rapporti con i coetanei (O. stringe solidi legami di amicizia con gli altri partecipanti al corso, forse perché ne condividono il senso di estraneità e le difficoltà con i compagni italiani) sia nel rendimento scolastico, tanto che l’alunna riesce a superare l’anno scolastico e a essere promossa in seconda. Il secondo anno, tuttavia, si presenta subito più complicato: la famiglia si trasferisce fuori città, costringendo la ragazza a orari molto faticosi; peraltro O. non prende mai da sola i mezzi di trasporto pubblici e deve sempre attendere il padre o lo zio che, usciti dal lavoro, passano a prendere a scuola lei e la sorella. O., inoltre, cambia sezione e quindi, docenti, molti dei quali scambiano le difficoltà relazionali della ragazza per ritardo mentale. La ragazza, molto sensibile, si sente umiliata dai rimproveri ricevuti da alcuni insegnanti. Non solo, il docente di lettere e quello di cucina coinvolgono la classe in un progetto di approfondimento sul “porco” (SIC!!!) che, malgrado le vivaci proteste della referente per gli alunni stranieri e un intervento (in realtà assai poco convincente e convinto) della dirigente, viene portato avanti durante tutto l’anno scolastico, aumentando così l’isolamento e il sentimento di non accettazione della ragazza. La frequenza al corso di italiano L2 (che, fra l’altro, il trasferimento fuori Torino, rende di necessità meno regolare) non è sufficiente a contrastare le crescenti difficoltà di O. che, durante alcuni colloqui informali con la referente, manifesta il desiderio di abbandonare la scuola. La ragazza frequenta fino a maggio 2008, quando ormai è sicura che verrà bocciata. O. non risulta più reperibile e la referente viene a sapere dal padre che la ragazza è tornata in Marocco. Si hanno nuovamente sue notizie nel marzo 2009 quando lei e la sorella si ripresentano a scuola (la sorella, peraltro, è ancora nell’obbligo scolastico): O. racconta di essere stata in Marocco fino alla fine di settembre dove, per fortuna, un ipotetico suo matrimonio è saltato. Tornata in Italia, trascorre le giornate a casa, aiutando la madre e la zia a badare ai molti fratelli e cugini. La referente le consiglia di frequentare almeno un corso presso un’agenzia formativa: la ragazza dice di essersi informata ma di non avere trovato nulla. La referente, dopo quell’incontro, non è più riuscita ad avere notizie di O.

Non è stato possibile, in questa situazione, costruire alcun rapporto con la famiglia d’origine di O. e, a differenza della precedente situazione di J., la provenienza e il fatto che sia una ragazza, non hanno permesso di utilizzare quelle risorse di autonomia e determinazione che avrebbero offerto opportunità maggiori.

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