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Se non sei il referente

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Essere o non essere?
Se non sei il referente per l’inserimento allievi stranieri…



Non vuol dire che non puoi avere un ruolo di facilitatore nell’inserimento dei nuovi allievi stranieri e soprattutto non significa che puoi delegare al referente tutte le questioni relative all’inserimento degli allievi non madrelingua! Anzi, vuol dire che sei una vera risorsa per i tuoi studenti, per le loro famiglie e per i colleghi. Sei colui/colei che accoglie in classe un allievo immigrato e ti rendi conto di opportunità e difficoltà della sua presenza nel gruppo classe.
Cerca la collaborazione del resto del Consiglio di Classe per individualizzare il percorso formativo, stabilisci una collaborazione con il referente dell’inserimento del tuo istituto per vedere come possa agevolare il tuo lavoro quotidiano.
Lasciati coinvolgere nelle iniziative che il referente propone e fai tu stesso proposte!
Dedica mensilmente qualche minuto alla compilazione delle schede per il monitoraggio dell’inserimento allievi non madrelingua che il collega referente ti consegna per raccogliere informazioni sull’andamento dell’inserimento dei nuovi allievi iscritti. Il tuo contributo è estremamente importante per evidenziare – dal tuo punto di vista! – problematiche e/o successi di inserimento degli allievi. Riceverai dal tuo collega un feedback utile per sostenere il percorso del/la ragazzo/a.
In classe non essere preoccupata/o quando destini azioni specifiche che si configurano come discriminazione positiva per gli allievi non madrelingua: gli allievi non sono tutti uguali e non si possono trattare da eguali quelli che eguali non sono. Operare per favorire le pari opportunità di successo scolastico è un percorso lungo che richiede pause di riflessione e arrangiamenti successivi per individualizzare il percorso in modo positivo e stimolante.
Ricorda infine che i genitori immigrati non sono abituati a partecipare alla vita scolastica: generalmente negli altri paesi i genitori affidano i figli agli insegnanti, ma non si permetterebbero di intervenire, mentre noi in Italia pensiamo a coeducazione e a interazione scuola-famiglia. Anche gli orari di lavoro impediscono spesso ai genitori di partecipare alle riunioni scolastiche. Occorre flessibilità e disponibilità, talora anche la garanzia della traduzione. La traduzione non sempre può avvenire attraverso la mediazione del figlio, soprattutto se si parla di aspetti della personalità dello/la studente/ssa oltre che dei risultati scolastici!

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