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Considerazioni glottodidattiche

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Italiano L2 - considerazioni glottodidattiche


L’apprendimento di una L2 è influenzato da due ordini di variabili:
1)    esterne: l’interferenza della madrelingua, la cultura e gli stili di apprendimento del paese di provenienza, l’ambiente socio-culturale, il progetto/strategia di integrazione nella nuova società, ecc.;
2)    interne: sono le variabili legate a ogni singolo studente, quali età, personalità, condizione psicologica-affettiva, predisposizione all’apprendimento linguistico, esperienze scolastiche pregresse, ecc.

Oltre a queste importanti variabili, è necessario tenere conto che l’apprendente in L2 attraversa un fisiologico “periodo del silenzio”, della durata di 1-2 mesi, durante il quale lo studente concentra le proprie energie sulle attività “ricettive” (ascoltare e leggere) più che su quelle cosiddette “produttive” (parlare e scrivere). Da tali considerazioni deriva la necessità che l’insegnante di italiano L2, da un lato, tracci un identikit biografico-linguistico il più possibile dettagliato di ciascuno dei suoi studenti, e, dall’altro, impronti il proprio lavoro all’insegna della flessibilità e della creatività, dedicando un trattamento specifico a ciascuna delle quattro abilità linguistiche, ossia ascoltare, leggere, parlare e scrivere.

I primi mesi e – più in generale – almeno il primo anno di insegnamento dell’italiano L2, devono avere come oggetto una varietà della lingua intermedia, cioè colloquiale-formale; per quanto, invece, riguarda le cosiddette “microlingue” (le lingue specifiche di ciascuna delle discipline scolastiche), la glottodidattica considera il possesso della lingua comune come precondizione per passare allo studio dei singoli casi specialistici.

Secondo Cummings ci vogliono 2 anni per raggiungere la competenza comunicativa interpersonale (livello A2) e ben 5 anni per raggiungere la competenza linguistica e cognitiva accademica (e cioè B2). Nel caso dei nostri allievi, possiamo considerare che questi tempi siano notevolmente più brevi, poiché i ragazzi sono immersi in un “bagno linguistico” che ne accelera la progressione. Si consideri comunque che, secondo gli psicolonguisti, una parola viene memorizzata dopo che è stata incontrata, mediamente, almeno quindici volte.
Il QCER (che fissa gli standard di competenza in ambito europeo) identifica nel livello B1 il cosiddetto “livello soglia” (cioè, quello che permette all’apprendente di comprendere e di farsi comprendere in situazioni legati alla sfera quotidiana o al contesto scolastico) per raggiungere il quale sono necessari molti mesi (fino a tre anni a seconda della lingua1 e di tutte le variabili già citate).

Per quanto concerne la valutazione e la programmazione didattica del corso di italiano L2, è ipotizzabile prevedere:
1)    test d’ingresso: fornisce indicazioni sulla situazione di partenza dell’apprendente, consentendo anche di valutarne la predisposizione all’apprendimento linguistico;
2)    test di progresso: somministrati in itinere allo scopo di accertare e valutare il raggiungimento degli obiettivi programmati per ciascun modulo e/o Unità Didattica;
3)    test finale: al termine del corso, fornisce una valutazione di cui il Consiglio di Classe dovrà tenere conto in sede di scrutinio finale.

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