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Valutazione alunni non madrelingua



Normativa vigente: D.P.R. n. 394 31/08//1999; C.M. 24/2006 [Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri]; D.P.R. n. 122 del 22/06/2009 [Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalità applicative in materia]; C.M. n. 2 8/01//2010 [Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana].

La suddetta normativa prevede una valutazione differenziata che poggi, peraltro, sulla verifica del raggiungimento di obiettivi individuati in base a percorsi di studio personalizzati. In particolare, l’art. n. 45 comma 4, del D.P.R. n. 394 31/08/1999, afferma che: «il Collegio dei Docenti definisce, in relazione al livello di competenza dei singoli alunni stranieri il necessario adattamento dei programmi di insegnamento; allo scopo possono essere adottati specifici interventi individualizzati o per gruppi di alunni per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, utilizzando, ove possibile, le risorse professionali della scuola. Il consolidamento della conoscenza e della pratica della lingua italiana può essere realizzata altresì mediante l’attivazione di corsi intensivi di lingua italiana sulla base di specifici progetti, anche nell’ambito delle attività aggiuntive di insegnamento per l’arricchimento dell’offerta formativa». La recente C.M. n. 2 8/01/2010 ribadisce, poi, «la necessità di prevedere, al di là di ogni semplicistica separatezza, anche moduli di apprendimento e percorsi formativi differenziati, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado». I singoli Consigli di Classe interessati, dunque, sarebbero tenuti a elaborare collegialmente piani educativi personalizzati (PEP) e a valutare il raggiungimento, da parte dell’alunna/o, degli obiettivi minimi da essi previsti. L’applicazione della normativa riguarda, in primo luogo, gli alunni appena giunti in Italia ma può essere applicata anche nei casi di ragazzi il cui livello di conoscenza dell’italiano corrisponda a A1 o A2 del Quadro Comune di Riferimento Europeo. In questi casi si consiglia a ciascun Consiglio di Classe di individuare le materie da valutare in occasione del primo trimestre (es. italiano, matematica, ed. fisica, eventuali materie professionalizzanti) in modo da permettere all’alunna/o di rafforzare la propria conoscenza dell’italiano così come di acquisire maggiori consapevolezza e fiducia nella possibilità di inserirsi positivamente nel percorso di studio ed evitare scoraggiamento e abbandono. In generale, il Consiglio di Classe dovrà privilegiare la valutazione formativa rispetto a quella meramente accertativa/certificativa, tenendo dunque conto dei seguenti fattori: il percorso scolastico pregresso; i risultati conseguiti nell’apprendimento dell’italiano L2; i risultati ottenuti nei percorsi disciplinari personalizzati; la motivazione; la partecipazione; l’impegno; la progressione e le potenzialità d’apprendimento. Sulla base di tutti questi elementi, il Consiglio di Classe potrà esprimere una valutazione di questo tipo: «la valutazione non viene espressa in quanto l’alunna/o si trova nella fase di alfabetizzazione in lingua italiana» (in particolare, nei casi in cui l’alunna/o sia stato inserita/o ad anno scolastico già avviato da molte settimane e/o mesi); oppure: «la valutazione espressa fa riferimento al PEP, elaborato per l’apprendimento, poiché l’alunna/o si trova nella fase di alfabetizzazione in lingua italiana». Nella seconda parte dell’anno, l‘alunno sarà valutato in tutte le discipline, facendo tuttavia riferimento al P.E.P., nel quale saranno indicati gli obiettivi “personalizzati” che l’alunna/o dovrà dimostrare di avere raggiunto.

La possibilità di progettare curricoli individuali può aiutare anche nei casi di ragazzi che, pur raggiungendo un livello di conoscenza dell’italiano corrispondente al B1, palesano notevoli difficoltà nelle singole discipline, a causa di una scarsa padronanza dell’italiano tecnico di ciascuna disciplina (microlingue); si ricorda, a questo proposito, che per raggiungere un’adeguata conoscenza della lingua per studiare (livello B2) sono indispensabili anche cinque o sei anni (vedi sul nostro sito “Italiano l2 considerazioni glottodidattiche”). In questi casi si consiglia di valutare il raggiungimento dei soli obiettivi minimi, legittimati in ciò sia dagli orientamenti espressi dalla glottodidattica e dalla pedagogia interculturale, sia dalle indicazioni del MIUR contenute nelle Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, che sono orientate a una valutazione prioritariamente formativa e che tenda a diluire in un arco temporale più lungo il raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati, al fine di rispettare i fisiologici tempi di apprendimento della lingua italiana.

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