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La semplificazione

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La “semplificazione”


C’è un grande dibattito attorno al tema della semplificazione, soprattutto nelle scuole superiori: fino a che punto si deve semplificare? che cosa fare con il lessico specifico? quando gli alunni non madrelingua dovranno essere in grado di leggere i testi “normali”?
Il problema può essere in parte risolto considerando che “semplificare” non significa “ridurre”, bensì “agevolare”: la facilitazione non riguarda tanto i contenuti (che possono essere appresi senza grossa fatica da allievi già scolarizzati) quanto la forma; piuttosto che di testi “semplificati” è preferibile pertanto parlare di “TESTI AD ALTA LEGGIBILITÀ”, o di testi redatti con una “scrittura controllata”, senza minimamente sminuire né banalizzare gli argomenti.
È possibile valutare la difficoltà di un testo attraverso il cosiddetto indice Gulpease, che misura il grado di difficoltà di un brano dal punto di vista dello “stile”, e si basa sulla lunghezza delle frasi (consultare per un primo approccio).
È ovvio che per l’allievo straniero, la facilitazione costituisce il fulcro della cosiddetta “fase ponte”, cioè di una tappa inevitabile, ma transitoria, del suo apprendimento linguistico, il quale dovrà necessariamente convergere verso la comprensione e l’uso dei testi “normali”.

Com’è possibile agevolare l’approccio ai testi disciplinari?
-    redigendo testi “ad alta leggibilità” (vedi sotto)
-    creando glossari bilingui delle parole chiave
-    servendosi di supporti non verbali (immagini, schemi, diagrammi…)
-    formulando consegne semplici e chiare nei test.

L’insegnante (o meglio, un team di insegnanti) può scegliere di
a.    riscrivere – secondo i principi della scrittura controllata – testi preesistenti (ad es. alcuni capitoli del libro di testo);
b.    produrre – sempre, ovviamente, adottando la scrittura controllata – testi originali sui vari argomenti

Che cosa caratterizza la “scrittura controllata”?
-    l’uso di frasi brevi e strutturate in modo semplice (Soggetto – Verbo – Complemento)
-    l’uso sistematico dei soggetti
-    l’uso limitato della pronominalizzazione (è meglio ripetere i sintagmi)
-    la limitazione della subordinazione al primo livello (se proprio non se ne può fare a meno)
-    l’esclusione delle subordinate implicite (il gerundio per es.) favorendo quelle esplicite
-    l’esclusione della diatesi passiva (problema non facile per i testi scientifici)
-    l’uso limitato del SI indefinito (altro grave problema, introdurlo precocemente nei corsi di italiano L2)
-    la creazione di testi il più possibile brevi, con un’organizzazione logico-concettuale molto curata
-    l’uso sistematico dei termini disciplinari ma accompagnati da parafrasi/traduzione
-    la stesura di un glossario a fine pagina.

Uno strumento di lavoro fondamentale è il Dizionario di De Mauro, che indica in 7000/7300 le parole del vocabolario basilare di un parlante italiano con un livello medio di istruzione: circa 2000 lessemi appartengono al vocabolario fondamentale; altri 2700/3000 lessemi appartengono al vocabolario ad alto uso (cioè ad altissima frequenza); ed infine 2300 lessemi sono quelli definiti ad alta disponibilità (cioè non usati frequentemente ma compresi senza difficoltà).
La stesura di testi/moduli ad alta leggibilità è un’impresa molto impegnativa, che richiede tempo e metodo. Essa non può tuttavia prescindere dall’individuazione – a monte – dei nuclei fondamentali, dalla definizione degli argomenti irrinunciabili dei vari anni di corso e dall’esplicitazione degli obiettivi minimi che si intendono far raggiungere all’allievo straniero.

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