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Comunicare in classe

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Comunicare in classe: la formazione interattiva


La riuscita delle formazioni interattive non dipende solo dalla pertinenza dei contenuti, ma soprattutto dalla forma pedagogica che li veicola, dalle dinamiche di gruppo che si riescono a creare, dalla “temperatura” che si instaura tra le persone.
In una classe con allievi non madrelingua sono molte le opportunità, perché l’ascolto reciproco è “naturalmente” piu attento: le difficoltà linguistiche, le differenze nelle storie di vita, le aspettative delle famiglie, il modo in cui i giovani pensano alle relazioni tra pari, alla diversità di genere, alla relazione intergenerazionale, sono tutte variabili che creano un contesto facilitante.
Il primo modulo, dedicato alla conoscenza e alla coesione del gruppo, è il più delicato, è quello che pone le basi di tutto il percorso: consente, al gruppo classe, di capire cosa viene chiesto a ciascuno in termini di impegno, continuità, attenzione, presenza reale. Permette inoltre di percepire l’importanza delle componenti socio-affettive nel processo d’apprendimento: le micro trasformazioni che si creano dentro di loro, tra loro e tra loro e il/i conduttore/i.
L’applicazione – lungo tutto l’anno scolastico – di costanti metodologiche (quali ad esempio: la promozione della fiducia in sé e negli altri, il controllo della comunicazione, l’attenzione agli altri,…) rende questo tipo di formazione, occasione di cambiamento e di acquisizione di pratiche metodologiche trasferibili in altri contesti e con altre “utenze”.
La disponibilità della classe a mettersi in gioco, la fiducia e la stima nei confronti di chi conduce, unite ovviamente alle capacità del trainer di cogliere le sfumature nelle dinamiche del gruppo, sono l’ago della bilancia rispetto alla tenuta del gruppo e al raggiungimento degli obiettivi proposti.
Il punto di partenza deve essere sempre questo: lavorare insieme. Vedere nell’altro non solo uno degli aspetti della sua personalità ma, conoscerlo in modo più approfondito, amplia notevolmente la potenzialità e l’efficacia del lavoro di gruppo. Creare un clima di fiducia, percepire il livello di attenzione che siamo in grado di attivare verso l’esperienza che stiamo vivendo e verso gli altri, “misurarci” attraverso piccole somiglianze e differenze che ci rendono in parte uguali e in parte diversi, sono esperienze fondamentali, per un gruppo che dovrà lavorare e progettare insieme.
Riflettere inoltre su cosa si sta facendo, in ogni passaggio del percorso formativo, consente di approfondire contenuti teorici per “rivisitare i propri comportamenti abituali”. Infatti, confrontarsi su temi che spesso toccano le aree sensibili del nostro io e ridefinirsi alla luce di quanto maturato, è un esercizio importante per chi deve lavorare in contesti densi di complessità come quelli sociali.

Nel circuito comunicativo si deve tener conto che non si trasmettono e ricevono unicamente dei contenuti, ma anche emozioni, percezioni, interpretazioni.

Partiamo dal principio che si comunica “con” gli altri e non “a” gli altri!
Riassumendo…
I principi fondamentali per una comunicazione efficace sono:
-    Il principio di pertinenza: messaggio adeguato all’ascoltatore
-    Il principio di semplicità: il messaggio è chiaro quando è semplice
-    Il principio di definizione: esplicitazione dei termini
-    Il principio di ripetizione: puntualizzare i concetti chiave
-    Il principio di comparazione: le associazioni di idee favoriscono la comprensione
-    Il principio di focalizzazione: centrare l’attenzione sugli aspetti fondamentali

È chiaro, rispetto a tali principi, che l’obiettivo è quello di favorire la percezione del ricevente e il buon esito della comunicazione. L’emittente infatti, seguendo tali principi ed accogliendo i “messaggi di ritorno” dell’ascoltatore, favorisce l’efficacia del circuito comunicativo, e inoltre ribadisce l’importanza del principio per cui non si comunica “a” gli altri, ma “con” gli altri.

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