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Terza indagine IARD

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La terza indagine IARD

sulle condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana


A pagina 178 della terza indagine IARD sulle condizioni di vita e di lavoro nella scuola italiana, leggiamo:

“[...] un quarto dei docenti delle scuole secondarie di secondo grado ammette senza remore eccessive di utilizzare solo interrogazioni orali programmate [...] la metà degli insegnanti italiani sostiene di faticare a sottoporre i propri allievi a un numero congruo di verifiche [...] un quarto di loro aggiunge anche di rischiare di non trovare il tempo di correggere i compiti degli studenti. La metà riconosce di avere problemi a identificare criteri di giudizio equi e imparziali con la conseguente difficoltà nella comunicazione dei risultati delle prove agli studenti e alle famiglie.

Secondo due terzi degli insegnanti, almeno la metà degli allievi promossi con debito formativo non ha poi colmato, nei fatti, le proprie lacune di apprendimento. Infine, un quarto dei docenti bandisce ogni reticenza e ci informa di non tenere conto del raggiungimento di un livello minimo prestabilito di competenza, quando si trova a decidere se promuovere o bocciare. Esiste quindi una minoranza nutrita di insegnanti italiani che ammette, senza difficoltà eccessive, di adottare pratiche valutative generose, frettolose e non sempre obiettive.

A questo punto dobbiamo aggiungere che i nostri insegnanti sono rei confessi anche perché sanno di potersi appellare a non poche attenuanti […] compresa con l’espansione della scolarità una forte pressione per l’allentamento delle maglie della selezione scolastica […]. Sembra porsi un problema di scarso rigore nella valutazione del profitto per una quota non trascurabile di docenti , e questo potrebbe contribuire a deprimere i livelli di apprendimento degli studenti italiani […]. Inoltre le pratiche valutative non sembrano, invece, in grado di dare conto delle differenze negli apprendimenti tra rami d’istruzione e tra aree geografiche, come invece è stato talora ipotizzato nel dibattito pubblico.”
Tutto questo per dire che, porsi il problema della valutazione delle conoscenze degli studenti stranieri vuol dire riprendere in mano il tema della valutazione per tutti gli studenti, come problema serio della scuola italiana.

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