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Strategia di Lisbona

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La strategia di Lisbona
A che punto siamo nel settore Istruzione e Formazione?
di Simona Baggiani - 30 Ottobre 2007


La Commissione europea ha pubblicato il 2 ottobre scorso il quarto rapporto annuale sui progressi fatti nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla strategia di Lisbona nel settore dell’istruzione e della formazione.

Mancano solo 2 anni allo scattare dell’ora X, il fatidico 2010, e i risultati del Progress Towards the Lisbon Objectives in Education and Training 2007 denunciano sforzi ancora insufficienti da parte degli stati membri per rispondere alle sfide del XXI secolo. Questa l’amara conclusione del rapporto in questione ribadita dal Commissario Europeo per l’Educazione e la Cultura, Ian Figel, che torna ad affermare imperativamente:
The message to policy makers in the Member States is clear: we need more efficient investment in our human capital”.

È necessario investire di più sul capitale umano! La lentezza e i ritardi delle riforme nel settore dell’istruzione mettono a repentaglio la capacità europea di far fronte alla concorrenza mondiale. Il messaggio è chiaro e semplice ma evidentemente non lo è altrettanto tradurlo nella pratica!
Come è noto, i progressi degli stati membri sono misurati sulla base di 5 livelli di riferimento (o benchmark) stabiliti congiuntamente dal Consiglio e dalla Commissione nel 2002 e, per la prima volta in questo rapporto, sulla base di 16 indicatori chiave identificati e adottati dal Consiglio Istruzione dell’Unione europea nel maggio 2007.

Sulla base di questi indicatori e delle priorità politiche del programma “Istruzione e formazione 2010”, il rapporto è strutturato in 8 capitoli che si focalizzano su altrettanti aspetti chiave:
- Equità ed efficienza dei sistemi educativi
- Promozione dell’apprendimento permanente
- Competenze chiave
- Modernizzazione dell’istruzione scolastica
- Modernizzazione del sistema VET (processo di Copenaghen)
- Modernizzazione dell’istruzione superiore (processo di Bologna)
- Occupabilità

Se, per ragioni di sintesi, ci limitiamo all’analisi dei 5 benchmark, le principali conclusioni che emergono dal rapporto sono le seguenti:

È ancora troppo alto il tasso degli abbandoni scolastici precoci: nel 2006, circa sei milioni di giovani europei tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato precocemente gli studi. La cifra dovrebbe diminuire di due milioni perché possa essere rispettato il parametro di riferimento, che prevede un tasso di abbandoni non più alto del 10%. I paesi che registrano i migliori risultati, scendendo anche molto al di sotto del 10% sono: Repubblica ceca (5,5%), Polonia (5,6%) e Slovacchia (6,4%). La media europea si è attestata al 15,3%. La percentuale italiana, invece, rimane ancora tristemente al di sopra del 20% (20,8%), anche se migliora rispetto agli anni passati. Cfr. Figura 1

È ancora troppo ridotto il numero dei diplomati del secondo ciclo: per raggiungere, entro il 2010, l’obiettivo di un tasso di diplomati del secondo ciclo dell’istruzione secondaria superiore dell’85%, come l’Europa si era preposta, occorrerebbero due milioni di giovani diplomati in più. Anche in questo caso, come nel precedente, i paesi che hanno dei tassi più lusinghieri sono la Repubblica ceca (91,8%), la Polonia (91,7%) e la Slovacchia (91,5%). La media europea si attesta al 77,8%. L’Italia migliora rispetto all’anno 2000 ma rimane sempre sotto la media europea con il 75,5%. Cfr. Figura 2

È ancora insufficiente la partecipazione degli adulti alle attività di apprendimento permanente: perché il livello di riferimento europeo (un tasso di partecipazione del 12,5%) sia raggiunto entro il 2010 occorrerebbe un aumento degli adulti in formazione pari a 8 milioni. La media europea rimane ancora bassa (9,6%), con paesi, tuttavia, che la superano largamente: Svezia (32,1%), Danimarca (29,2%), Regno Unito 26,6%. L’Italia è molto lontana da queste percentuali e si attesta al 6,1%.Cfr. Figura 3

Sono ancora preoccupanti i livelli di competenza nella lettura dei giovani quindicenni: circa un alunno europeo quindicenne su 5 legge ancora con difficoltà. I paesi dell’UE che possono vantare i migliori risultati sono: la Finlandia, l’Irlanda e i Paesi Bassi. L’Italia,secondo gli ultimi dati OCSE PISA, ha una percentuale ancora troppo alta di alunni con scarse competenze nella lettura, ossia del 23,9%, rispetto a una media europea del 19,8%, per non parlare della percentuale degli alunni finlandesi che è solo del 5,7%.Cfr. Figura 4

L’unico caso in cui l’obiettivo è stato rispettato è quello relativo al tasso dei diplomati nel settore scientifico e tecnologico, la cui media europea è addirittura già superiore al benchmark di riferimento. I tre paesi che hanno la percentuale più alta sono l’Irlanda con il 24,5%, la Francia con il 22,5% e la Lituania (18,9%).

Infine, anche altri indicatori mostrano la necessità di accelerare le riforme nel settore dell’istruzione e della formazione. In particolare, per quanto riguarda l’insegnamento delle lingue, ancora pochi alunni dell’UE imparano almeno due lingue straniere fin dal livello primario e secondario inferiore, come richiesto dal Consiglio europeo di Barcellona nel 2002.
Inoltre, i maggiori investimenti nel settore dell’istruzione e formazione non hanno portato come conseguenza una maggiore efficacia dei sistemi educativi. In particolare, per ciò che riguarda l’istruzione superiore, se l’investimento pubblico nell’istruzione e formazione è nettamente aumentato, in proporzione al PIL, dall’adozione della strategia di Lisbona (dal 4,7% al 5,1%), questi ultimi anni sono stati caratterizzati da uno stagnamento e l’UE dovrebbe più che raddoppiare l’importo che investe per ciascun studente dell’istruzione superiore (ossia un aumento di circa 10 000 € l’anno), richiamando gli investimenti mancanti soprattutto dal settore privato, per raggiungere il livello di spesa degli Stati Uniti.
Il rapporto completo, preparato dalla Direzione Generale “Istruzione e cultura” della CE, in stretta collaborazione con il CRELL, Eurostat e l’Unità europea di Eurydice è disponibile qui.

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