Oltre le migrazioni

Oltre le migrazioni

Global Education Week

Archivio

Gew

restorlogo

Dites non à la discrimination

Alcuni nostri progetti sono sostenuti dalla

comp_sanpaolo

Fondazione CRT


e godono del patrocinio del

citta-torino


uff-scolastico


Pensare e agire

logo-manuale-banner-web1

E adesso qualche esercizio: pensare e agire

Chiacchierando con un giovane italiano, figlio della recente diaspora del nostro paese all’estero, mi sono sentita chiedere: “Ma in Italia è sempre lo stesso?” In che senso? “Ma, si sa, non si investe sui giovani, non ci sono politiche per loro, non li si prepara ad affrontare la vita”. La prima reazione è uno scatto d’orgoglio: “Come? Sempre a lamentarsi dell’Italia quando si va fuori. Troppo facile, oggi, partire invece di restare”. La sfida oggi appare quella di decidere di stare e di impegnarsi per migliorare le politiche a favore dei giovani. Però attenti a non puntare solo il dito verso “LA POLITICA”, verso il livello decisionale. Una democrazia, in cui si intende rispettare i diritti di tutti e promuovere la crescita e il benessere dei giovani, l’impegno deve essere di tutti, Ognuno per la propria parte. Oltre a lamentarci di come altri, scelti democraticamente dagli elettori, si occupino poco e male delle varie faccende, forse occorre volgere lo sguardo al nostro piccolo mondo e valutare noi, come adulti, come figure responsabili a cui i più giovani si affidano, come figure con compiti educativi, formali e non. Come nella quotidianità favoriamo l’attenzione affinché ai più giovani siano garantite le forze e le energie migliori.

Ecco allora, che puntare il dito sulle carenze delle politiche è spesso troppo facile e troppo semplicistico. Certo le politiche contano. Eccome. Ma quanto è il ruolo e la responsabilità di chi, quotidianamente, ha il compito di tradurre le politiche in atti concreti, di trasformare delle indicazioni – spesso generali – in dispositivi reali. Ancora una volta la scuola è un buon esempio. E il suo rapporto con gli allievi di origine straniera esemplare in questo senso.

Il modello italiano, inclusivo e aperto di fronte all’accoglienza di studenti con cittadinanza non italiana ha rappresentato un fiore all’occhiello nel panorama delle politiche per l’immigrazione. Ce ne siamo accorti? Forse, troppo tardi. Quando alcune novità introdotte hanno iniziato  a modificarne la natura. Diverse circolari negli ultimi due anni si muovono in tal senso. Ma cosa ne è stato dei vent’anni precedenti? Torpore della maggior parte a fronte dell’entusiasta e frenetica attività di pochi. Attendismo nell’attesa (o speranza) che il ciclone immigrazione passasse. Non solo non è passato, ma è rimasto e si è irrobustito. E la scuola, per certi versi, ha arretrato. E nell’ultimo anno ancora di più. Certo, il clima di generale sfiducia nei suoi confronti non aiuta gli insegnanti e i dirigenti a lavorare meglio. Ma questo non deve però diventare un alibi. Smettere di investire sul proprio ruolo di formatore e di educatore rappresenta una sconfitta. Anche in tempi duri, in cui sembra che il valore della scuola sia messo in discussione. E in cui la figura dell’insegnante sembra da tempo aver perso quella centralità e quel rispetto che si deve a chi svolge un compito così delicato, come è quello formativo. Una parte del mancato riconoscimento è giustificata da una supposta carenza di professionalità, che ha nel mancato aggiornamento e adeguamento alle sfide che la società al tempo stesso multiculturale, dell’informazione e della conoscenza pone. Anche questa piccola rubrica si poneva l’ambizioso obiettivo di dare una mano in questo senso. E’ stata un’esperienza interessante per noi e speriamo di qualche stimoli tutti voi. Nel salutarci, ancora qualche spunto per attrezzarsi su questi fronti.

Share and Enjoy:
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
  • MySpace
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Turn this article into a PDF!
  • Wikio IT
  • Technorati