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Educaz. interculturale a scuola

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L’educazione interculturale a scuola
di Paola Giani

L’educazione interculturale come dimensione trasversale dell’insegnamento sostiene il lavoro della scuola in un tempo di forti trasformazioni sociali e culturali.

Essa costituisce il terreno della mediazione culturale che aiuta gli studenti – nativi e stranieri – a maturare la propria appartenenza culturale, prendere piena consapevolezza della propria identità, aprirsi alla diversità.

L’educazione interculturale è metodo e contenuto dell’insegnamento. Il “fare cooperativo” che essa presuppone facilita comunicazione e socializzazione.

L’educazione interculturale è oggetto di formazione offerta ai docenti ed è la trama su cui operare.
La letteratura sul tema ci rammenta che gli organismi che a livello internazionale operano intorno ai temi relativi all’educazione globale e all’inserimento degli allievi di origine immigrata nel sistema scolastico europeo raccomandano di ispirare il proprio intervento ai seguenti principi:
-    pluralismo, che richiede un approccio inclusivo e fondato sui diritti umani;
-    interdipendenza, che richiede mutua comprensione e rispetto basati su valori condivisi;
-    giustizia sociale ed equità.

L’educazione interculturale riguarda sia temi relativi alla diversità, sia all’equità.
L’educazione dovrebbe contemplare la comprensione critica e la conoscenza di temi relativi ai diritti umani e alla cittadinanza; la comprensione interculturale e internazionale; il riconoscimento e il rispetto delle differenze culturali; lo sforzo di favorire pari opportunità (il sistema educativo deve essere di tipo inclusivo); strategie atte a favorire una equa fruibilità del sapere e dei processi di apprendimento.
Dal punto di vista pedagogico si tratta di passare dall’attenzione alle relazioni interetniche alla diversità in genere in ambito sociale e culturale; di apprendere le abilità utili a confrontarsi in ambito interculturale; di lavorare a una identità inclusiva per orientarsi e definirsi rispetto ad un mondo “multireferenziale”.

I tre criteri guida che dovrebbero essere costantemente presenti nel verificare l’efficacia di iniziative di pedagogia interculturale sono :
1.    pensare in modo inclusivo (servizi, strutture, attività devono essere alla portata di tutti e non riservati a “categorie di persone”);
2.    unicità della persona (il diritto a essere diversi dagli altri in modi che mettono in discussione le categorie esistenti);
3.    diversità del gruppo (le identità collettive vanno riconosciute e rispettate).

Il progetto di inserimento degli studenti non madrelingua è un vero progetto didattico ed educativo e come tale deve tener conto di molte variabili legate al soggetto, al gruppo di insegnanti, alle caratteristiche socio-culturali delle famiglie, all’appartenenza culturale.
Esso configura una progettualità del collegio docenti attenta alle trasformazioni culturali e sociali in atto nel territorio a cui la scuola appartiene.
Il progetto prevede sia da parte dei docenti la scelta di metodo relativa alla dimensione interculturale dell’insegnamento, sia un preciso iter volto all’inserimento degli studenti di origine immigrata.
Tale iter deve necessariamente essere individualizzato.
Infatti, un conto è inserire uno studente già precedentemente scolarizzato nella scuola dell’obbligo italiana, altro è inserire uno studente scolarizzato altrove ma in area culturalmente affine, altro ancora è non avere in comune con il giovane da inserire l’universo culturale di riferimento.
Anche dal punto di vista della didattica è impensabile uno standard di intervento unico. Tanto più che i piccoli numeri per ora consentono una valutazione precoce e personalizzata delle esigenze e la strutturazione di progetti di appoggio ad personam.

Il metodo dell’educazione interculturale che prevede l’opzione di un apprendimento  non  solamente volto alle conoscenze teoriche ma anche coinvolgente l’esperienza della vita, suggerirà di trovare nella programmazione spazi per attività interdisciplinari quali esperienze di scambio scolastico, cooperazioni educative, contatti con il paese d’origine degli allievi di origine immigrata, occasioni di approfondimento di storia, arte, letteratura di altre zone del mondo. Si potrà immaginare una progettualità del consiglio di classe che arrivi ad impegnare gli studenti anche in ore aggiuntive a quelle disciplinari previste dal curriculum.

Potrebbe anche verificarsi la maturazione in seno al collegio docenti di una progettazione a priori di un curriculum di educazione interculturale.
Esso potrebbe nel tempo essere previsto da un consiglio di classe che  progetti in accordo con le varie componenti scolastiche uscite sul territorio, cineforum, attività di laboratorio  e un lavoro specifico di insegnanti interni ed esperti esterni, collaborazioni con il privato sociale, ONG, associazioni e altre istituzioni. Gli allievi stranieri, le loro famiglie e le eventuali associazioni etniche di riferimento saranno da considerarsi “risorsa” all’interno di un progetto di questa natura e dovranno essere integrate nel piano di attività previste.

L’allievo non madrelingua diventa così destinatario di un percorso di cittadinanza che lo fa inserire nel tessuto cittadino e insieme con tutto il gruppo classe è protagonista di un processo di educazione globale volto alla cittadinanza plurale visto il contesto multiculturale nel quale si trova ogni città europea oggi.

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