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Competenze Inghilterra

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Le competenze in Inghilterra sotto la lente di ingrandimento
Nel sistema scolastico inglese è maturato il moderno concetto di competenza
di Alessandra Mochi


29 Luglio 2008

Competenze chiave, competenze di pensiero, competenze funzionali, competenze personali, di apprendimento e di pensiero, sono termini tradotti dall’originale key skills, thinking skills, functional skills, personal learning and thinking skills, elementi caratteristici e fondamentali del curriculum nazionale dell’istruzione obbligatoria inglese, alcuni presenti da sempre, altri di recente o prossima introduzione.
Insieme alle conoscenze e alla capacità di comprendere, le competenze sono definite, dagli inglesi, per ciascuna materia all’interno dei livelli di apprendimento – nove per l’esattezza suddivisi per età – previsti al termine di ciascuno dei 4 cicli dell’obbligo, i cosiddetti key stages.
Le varie skills si declinano in competenze specifiche per singola materia, come “pittura” nell’educazione artistica, o in competenze comuni a diverse materie, come la “competenza di ricerca” in materie come scienze, storia e geografia. Ma al di là delle specificità delle materie o dei gruppi di materie, colpisce l’alto livello di articolazione e di definizione delle competenze trasversali che costituiscono la vera e propria trama del tessuto del National Curriculum inglese.

L’Inghilterra, antesignana del concetto di competenza nel panorama dell’educazione europea, merita un’attenzione particolare per questo aspetto, e vale quindi la pena andare a vedere un po’ più da vicino quali sono queste competenze disseminate in tutto il percorso scolastico dai 5 ai16 anni.
Partiamo, quindi, dal nucleo di base e cioè dalle sei Key Skills, aree di competenze che permeano tutto il curriculum nazionale, considerate essenziali per migliorare l’apprendimento degli studenti i loro risultati a scuola, nel lavoro e, più in generale, nella vita, e che si articolano in “comunicazione”, “applicazione dei numeri”, “tecnologie dell’informazione”, “lavorare con gli altri”, “miglioramento dell’apprendimento e del rendimento”, “risoluzione di problemi”.

Oltre alle Key Skills, e ad esse complementari, sono state definite altre competenze a loro volta equamente distribuite attraverso il curriculum, e finalizzate ad aiutare gli studenti nell’imparare non solo “cosa” ma anche “come” apprendere: le Thinking Skills. E si parla, in questo caso, di “elaborazione delle informazioni”, competenza che permette di imparare a individuare e raccogliere le informazioni rilevanti, selezionare, classificare, ordinare in sequenza, comparare e analizzare le relazioni fra parti e tutto. Ma anche di  “ragionamento”, per imparare a motivare le proprie opinioni e azioni, a trarre conclusioni e fare deduzioni, ad avere proprietà di linguaggio per esprimere ciò che si pensa, a saper prendere decisioni sulla base di prove e motivazioni.

La competenza definita “ricerca” sviluppa, invece, la capacità di porre domande pertinenti, di definire i problemi, di programmare le cose da fare, di portarle avanti, di prevedere i risultati e di anticiparne gli effetti, ma anche di verificare tali risultati.
Il “pensiero creativo” è, poi quella competenza che rende i ragazzi capaci di produrre idee nuove, di ampliarle, di formulare delle ipotesi, di usare l’immaginazione e cercare risultati alternativi e innovativi.
Infine, la competenza definita “valutazione” favorisce lo sviluppo della capacità di giudizio critico verso le informazioni e, più in generale, verso ciò che lo studente legge, verso ciò che sente dire e che lui stesso fa; capacità critica, questa, che si esplica anche nei confronti del valore del lavoro e delle idee proprie e degli altri.

A partire dal settembre di quest’anno verrà introdotto un nuovo curriculum per i  Key Stages 3 e 4, i cicli di istruzione destinati rispettivamente agli alunni di età compresa fra gli 11 e i 14 e fra i 14 e i 16 anni.
Questo nuovo curriculum sarà caratterizzato da altri due nuovi gruppi di competenze, le Functional Skills e le Personal Learning an Thinking Skills (PLTS), considerate, insieme, essenziali per avere successo nell’apprendimento, nel lavoro e nella vita in genere.
Per Functional Skills si intendono quelle competenze acquisibili attraverso l’inglese, la matematica e le TIC che permettono di sviluppare un atteggiamento fiducioso, efficace e autonomo.
I programmi di studio di queste tre materie prevedono l’acquisizione di conoscenze, abilità e capacità di comprendere necessarie a sviluppare tali competenze, in particolare al livello 1 di apprendimento (attainment target) del key stage 3 e al livello 2 del key stage 4, considerati momenti chiave perché segnano rispettivamente il passaggio dal livello secondario inferiore a quello superiore e dall’istruzione obbligatoria a quella post-obbligatoria.

La Qualification and Curriculum Authority (QCA), nelle linee guida sulle Funtional Skills, presenta  in maniera sintetica tre esempi di acquisizione di queste competenze, di livello estremamente pratico, riferite alle tre materie suddette:
-    Inglese: uno studente è capace di prenotare i biglietti per un festival internazionale di musica. Sa contattare l’organizzazione dell’evento on line, scrivendo o telefonando per confermare la prenotazione, e sa spiegare nei dettagli l’organizzazione del viaggio ai suoi compagni.
-    Matematica: un futuro tipografo sarà capace di osservare grafici e statistiche sull’uso della carta e di interpretarle in relazione alla necessità di manutenzione delle attrezzature.
-    TIC: un futuro idraulico specializzato in caldaie sarà in grado di creare un database di clienti, con nomi, indirizzi e dati sui lavori effettuati, in modo da poter predisporre una mailing list per ricordare ai clienti di effettuare la manutenzione e assicurarsi che tutto il lavoro venga accuratamente registrato.

Tuttavia, la funzionalità di queste competenze non si esplica solo in queste tre materie. I programmi di studio di tutte quante le materie del curricolo nazionale offrono di fatto l’opportunità di andare oltre ai limiti del lavoro fatto a scuola, incoraggiano a creare collegamenti con altre materie e a innescare processi che hanno le potenzialità per sviluppare le functional skills.

L’efficacia delle functional skills scaturisce dal loro livello pratico, e quindi il loro insegnamento deve permettere agli studenti di misurarsi in situazioni reali del mondo reale. Gli studenti devono quindi avere l’opportunità di applicare le loro competenze in contesti plausibili e di utilizzarle laddove ve ne sia davvero motivo; devono superare i confini della propria classe e impegnarsi nella realtà; devono avere il tempo di programmare e di sviluppare il proprio  lavoro, fare scelte, prendere decisioni, pensare in maniera creativa e agire autonomamente e devono sperimentare il successo in situazioni di vita come risultato dell’uso efficace delle loro competenze.

Tutte le materie del curricolo, oltre all’inglese, la matematica e le TIC, offrono comunque ampie possibilità di sviluppo delle functional skills. Ad esempio, “geografia” può richiedere di lavorare sul campo e può offrire l’opportunità di applicare le competenze funzionali della matematica e delle TIC in un contesto reale. Nella materia “cittadinanza”, invece, il processo individuato come “agire in maniera responsabile e sulla base di adeguate informazioni” offre l’opportunità di intervenire a favore della comunità, ad esempio organizzando una campagna di sensibilizzazione per far introdurre un nuovo attraversamento pedonale in un tratto stradale ad alto rischio di incidenti. In un caso di questo tipo, ad esempio, gli alunni si trovano a dover scrivere alle persone di riferimento per raccogliere le informazioni che poi essi stessi esamineranno e vaglieranno; comunicheranno poi i risultati e formuleranno le conseguenti raccomandazioni attraverso un rapporto scritto o una presentazione.
Un elemento fortemente rilevante, alla base delle functional skills, è la “creatività”, che riveste un ruolo chiave nello sviluppo di attitudini, atteggiamenti e comportamenti che facilitano la piena partecipazione nel lavoro, nello studio e nella vita della comunità, considerando che essa comporta la flessibilità del pensiero, la capacità di reagire in maniera adeguata anche in situazioni poco familiari e la capacità di utilizzare competenze e ragionamento critico.

Il secondo nuovo gruppo di competenze, le Personal, learning and thinking skills (PLTS), definite nell’arco di diversi anni, in consultazione con datori di lavoro, genitori, scuole, studenti e un pubblico più vasto, si  presenta suddiviso in sei sottogruppi, così tradotti alla lettera: “ricercatori indipendenti”,  “pensatori creativi”, “discenti riflessivi”, “lavoratori in gruppo”, “manager di se stessi”, “partecipanti effettivi”.
Un “focus” per ciascun sottogruppo fornisce la definizione della competenza.
Ad esempio i “manager di se stessi” sono definiti come “giovani che sanno organizzarsi dimostrando senso di responsabilità, capacità di iniziativa, creatività e intraprendenza con l’impegno di imparare e di migliorarsi; sanno cogliere attivamente i cambiamenti, rispondendo positivamente alle nuove priorità, facendo fronte alle sfide e individuando nuove opportunità”.

Il sottogruppo viene poi descritto attraverso un’elencazione breve, ma dettagliata, di abilità, comportamenti e qualità personali espresse, ad esempio nel caso del “discente riflessivo”, in questi termini:
-    valuta se stesso e gli altri, individua opportunità e risultati raggiunti;
-    stabilisce obiettivi con criteri di successo;
-    esamina i progressi, agendo sui risultati;
-    accoglie di buon grado i feedback e sa gestire elogi, sconfitte e critiche;
-    sa utilizzare le proprie esperienze e ciò che impara ai fini dei progressi futuri;
-    sa comunicare ciò che ha imparato a vari tipi di pubblico.

Si potrà anche scegliere di dedicare un’intera giornata scolastica ad attività mirate a far diventare i ragazzi “discenti riflessivi”. E gli studenti impareranno a sviluppare e a trasferire le competenze in tutta una serie di contesti per poi utilizzare ciò che hanno imparato a supporto del raggiungimento dei risultati attraverso il curriculum. Molte scuole inglesi stanno prevedendo di organizzare il raggiungimento degli obiettivi delle PLTS attraverso veri e propri programmi di lavoro da abbinare agli obiettivi da conseguire materia per materia.

Le Personal Learning and Thinking Skills rispecchiano, inoltre, quadri di riferimento e tassonomie riferiti alle competenze che vengono promossi anche attraverso altre iniziative come la Social and Emotional Aspects of Learning – SEAL, che prevede la promozione degli aspetti sociali ed emotivi dell’apprendimento, o come la Opening Minds , una teoria messa a punto dalla RSA (ROyal Society for the Encouragement of Arts, Manufactures and Commerce) che propone una vera e propria alternativa al National Curriculum prospettando un curriculum totalmente basato sull’acquisizione di competenze. O ancora come la Enquiring Minds, un approccio all’insegnamento elaborato da Futurlab, che muove le proprie mosse dalle idee, dagli interessi e dalle esperienze degli studenti e dalla loro responsabilizzazione verso ciò che imparano e verso i loro percorsi di studio.

Un vero mare magnum, quello inglese delle competenze!

Ma riusciranno davvero le scuole, e soprattutto i docenti, a rispondere a tutte queste aspettative e a formare una generazione così “attrezzata” come l’Inghilterra a questo punto si aspetta?
Il documento completo sul sistema educativo inglese è scaricabile dalla Bancadati Eurybase.

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