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Aspettative Europa dell’Est

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Aspettative di famiglie e ragazzi

provenienti dall’Europa dell’Est



Le seguenti osservazioni non pretendono di essere esaustive ma intendono descrivere alcune tendenze per sottolineare come le aspettative delle famiglie e dei ragazzi possano cambiare a seconda dell’area geografica di provenienza.

I paesi dell’ex area comunista sono molto diversi fra loro per storia, lingua, tradizioni, religione ma il fatto di aver condiviso per almeno un quarantennio un regime abbastanza simile  ha creato molte somiglianze sociali e culturali.
La scolarizzazione nei paesi dell’ex Cortina di ferro è abbastanza simile, ad esempio, l ’insegnamento del russo come seconda lingua per la generazione dei genitori, la preparazione piuttosto accurata nelle materie scientifiche, in matematica e nelle lingue.  Ora è più diffuso lo studio dell’inglese, e ciò  si rivela molto utile come avvicinamento all’alfabeto latino per chi normalmente utilizza l’alfabeto russo (in Moldavia, paese bilingue, il regime sovietico faceva utilizzare l’afabeto cirillico anche per scrivere in romeno).
La scuola dura mediamente 11-12 anni e dà accesso all’università solo attraverso il canale liceale, mentre i settori tecnici e soprattutto quelli professionali sono finalizzati al lavoro. Si accede a un canale o all’altro per “merito” scolastico, e in genere l’indirizzo professionale non dà accesso all’università e assomiglia molto alla nostra formazione professionale. L’insegnamento è tradizionale, frontale e addestrativo, poco spazio viene dato alla creatività espressiva, anche se spesso il livello di conoscenze acquisite è abbastanza elevato, soprattutto nelle materie scientifiche. La qualità dell’insegnamento varia abbastanza a seconda dell’ambiente (aree cittadine sviluppate, aree rurali depresse) e comunque l’accesso alle scuole più prestigiose, un tempo prerogativa primaria per la classe dirigente politica, attualmente è condizionato dal reddito, e non solo dal merito.

Le famiglie sono in genere abbastanza scolarizzate e vedono nella scuola un’ occasione di integrazione sociale e di miglioramento delle condizioni di vita, anche perchè molti genitori hanno accettato con l’immigrazione lavori non corrispondenti al loro diploma professionale o universitario.
In genere sollecitano i figli ad impegnarsi e trovare occasioni per migliorare le loro prestazioni.
Il  fatto che l’obbligo scolastico sia più lungo che in Italia, e il riconoscimento diffuso che l’insegnamento di alcune materie più efficace nelle scuole del paese d’origine, fa sì che molti studenti sottovalutino le loro difficoltà di inserimento o i tempi  necessari. Poichè il romeno è una lingua neolatina alunni e insegnanti si aspettano un rapido apprendimento, che non è invece così facile da raggiungere, in quanto il romeno appartiene a un’area periferica e precocemente isolata della zona di diffusione delle lingue neolatine,  mentre chi parla russo, ucraino o polacco si scoraggia facilmente passando ad una grammatica, un lessico e un alfabeto molto diversi.
Un’altra difficoltà nell’uso della lingua è data anche dal fatto che spesso l’insegnamento della lingua in questi paesi è finalizzato alla scrittura professionale (resoconti, riassunti, relazioni…) e  poco alla espressione della creatività e della riflessione autonoma e argomentativa.

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