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Minori non accompagnati

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Minori non accompagnati


Si tratta di quei minori che non hanno nella città genitori o riferimenti familiari forti, anche se, quasi sempre, vi è comunque qualche parente di riferimento che si occupa di una prima loro accoglienza al momento dell’arrivo. Sono minori sempre privi di permesso di soggiorno.
Fra questi possiamo distinguere, anche qui semplificando, due tipologie che si differenziano nettamente rispetto ai rispettivi progetti migratori.

Ragazzi soli, o quasi, che sembra non abbiano molta storia, o raramente la vogliono raccontare. Quando la si raccoglie si vede che, come è naturale, ogni ragazzo/a ha la sua storia, ma molti aspetti si ripetono. Si può osservare, ad esempio, come questi ragazzi siano spesso venuti con l’approvazione della famiglia, che scommette su di loro, anche se è più o meno consapevole dell’origine delle loro rimesse, sulle quali conta per una vita migliore nel Paese di origine, (fino al punto di un padre che consiglia la figlia/o di allontanarsi dalla comunità perché possa continuare a mandare soldi a casa). Zii e fratelli, spesso, ma non sempre, anche loro irregolari, sono la rete che li accoglie e li orienta. Questa rete, in un primo momento risorsa preziosa, poi può trasformarsi in una gabbia. Le richieste al/la ragazzo/a di “produrre” aumentano, compare a volte la violenza in famiglia. La/il ragazza/o è diviso fra la sicurezza data dalla rete del paese e la possibilità di percorrere un’altra strada che capisce presentare maggiori prospettive, ma che lo allontanerebbe da questa sicurezza e lo metterebbe in conflitto con la famiglia.
Nel loro percorso questi minori, giunti in Italia, a Torino, frequentano quasi unicamente ragazzi e adulti del loro paese di provenienza e hanno come modelli “vincenti” i loro compagni che spacciano, che guadagnano grosse cifre, che possono permettersi consumi da “italiani” e, contemporaneamente, mandare alla famiglia parecchi soldi, (teniamo presente, ad esempio, che in Marocco lo stipendio medio di un operaio è tra i 25 e i 40 euro al mese).
Il reato ricorrente è lo spaccio, il loro modo di guadagnarsi da vivere, ben diverso da quello di altri ragazzi stranieri o italiani dove lo spaccio serve per lo più a pagarsi la sostanza o a permettersi qualche consumo in più. È uno spaccio organizzato, la rete degli adulti che lo gestiscono dà il lavoro, garantisce accoglienza e affetti ma in cambio di un controllo rigido sulla produzione e sulla vita complessiva.
Incontrano anche altri ragazzi del loro paese, che sono regolari, che vanno a scuola, che hanno il vantaggio dell’essere inseriti, di avere una condizione di vita tranquilla, di avere, soprattutto, delle prospettive, ma sono ragazzi che faticano, a scuola e in casa, con famiglie spesso ai limiti dell’emarginazione economica e sociale. Si trovano quindi, sia prima di incontrare gli organi della giustizia, sia soprattutto dopo, di fronte a due possibili scelte: i percorsi di illegalità con il vantaggio dei guadagni e la soddisfazione di essere dalla parte dei vincenti, il percorso dell’inserimento che dà prospettive di vita normale, ma comunque sempre marginale.
Sono storie che traspaiono da alcune delle relazioni esaminate, ma che sono abbastanza frequenti. Per questi ragazzi incontrare il Tribunale dei Minori, andare a processo può essere davvero un’occasione irripetibile, la grande occasione della vita.

Una consistente fetta di altri minori non accompagnati entrano in Italia già con riferimenti precisi a gruppi legati allo spaccio. Si tratta per lo più di minori che al loro paese di origine (per esempio a Casablanca, nelle bidonvilles, nelle periferie povere), erano emarginati, con nessuna o bassa scolarizzazione, già inseriti nella microdelinquenza locale. Sono ragazzi che spesso se ne sono andati dalla famiglia (o sono stati abbandonati), vivono per conto proprio sulla strada, nelle zone del porto…, l’unico progetto che possono avere in mente è arrivare nell’occidente ricco dove in qualche modo è possibile un radicale cambiamento di vita.
Spesso questi ragazzi arrivano senza nessun riferimento parentale, ma con chiari riferimenti (nomi, indirizzi, luoghi) che possono facilitare il loro inserimento nei circuiti della devianza.
Mentre per i primi il maggior interesse nel guadagnare è poter inviare soldi alle famiglie, per questi le rimesse non sono particolarmente importanti, l’importante è realizzare qui e ora una vita soddisfacente.

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