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Minori non accompagnati - punto di vista

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Il punto di vista dell’insegnante – Minori non accompagnati

Una parte dei ragazzi in arrivo, non molto numerosa ma certamente portatrice di un vissuto spesso traumatico, è quella dei minori non accompagnati o affidati dai genitori ad amici o parenti più o meno stretti.

I minori non accompagnati vengono spesso iscritti a scuola attraverso canali istituzionali come il Tribunale e i servizi sociali, e vivono in comunità o presso famiglie affidatarie.
La maggior parte di loro sono giunti in Italia in maniera illegale, spesso per essere sfruttati (lavoro in nero, accattonaggio, microcriminalità, prostituzione minorile …). In alcuni casi sono stati i genitori stessi ad affidarli ai loro sfruttatori, pensando ingenuamente di offrire ai figli una possibilità di vita migliore. Altri sono profughi di zone di guerra, altri fuggono da imposizioni sociali e familiari che non accettano (ad esempio matrimoni combinati in tenera età).
Alcuni, infine, sono diventati “minori non accompagnati” in seguito a problemi giudiziari della famiglia.
L’istituzione che li ha presi in carico utilizza la scuola come momento essenziale di riabilitazione e inserimento nel tessuto sociale, ma per questi studenti il peso dei traumi subiti, l’allontanamento dalla famiglia e dalla cultura d’origine influisce grandemente sul percorso scolastico e sulle possibilità di recuperare una “vita normale”. Inoltre l’ombrello protettivo dell’istituzione è limitato: al compimento della maggiore età saranno costretti a contare solo sopra le proprie forze o su iniziative di volontariato.

Certamente migliore è la situazione dei ragazzi che invece vivono con parenti più o meno stretti: non c’è sfruttamento, ma per loro non è facile arrivare a vedere riconosciuto legalmente l’affidamento e gli ostacoli burocratici non sono sempre facili da superare. Per i ragazzi che invece sono affidati a collegi o convitti per il tempo necessario al conseguimento di un titolo di studio, il problema più grave è la mancanza di figure di riferimento affettivo per vivere le problematiche dell’adolescenza in modo sereno.

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