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Rifugiati e Diritto d’asilo

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Rifugiati e Diritto d’asilo



La Convenzione di Ginevra del 1951 definisce giuridicamente chi è rifugiato, che diritti ha e quali sono gli obblighi degli Stati nei suoi confronti.
«Colui che, (…) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra.»
(Convenzione sullo status dei rifugiati, Cap. 1, Art. 1 “Definizione del termine di “rifugiato”, Ginevra, 28 luglio 1951)

La Convenzione è divenuta esecutiva in Italia con la legge del Luglio 1954, n. 722.

Il fenomeno ha assunto negli anni dimensioni eccezionali e richiede degli interventi altrettanto straordinari per garantire a chi sia stato oggetto di persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a determinati gruppi sociali o per le proprie opinioni politiche, di ottenere lo status di “rifugiato” (o, più comunemente, rifugiato politico). Tale riconoscimento è solo il primo passo di un lungo e, molto spesso, insidioso cammino verso l’integrazione nel Paese a cui hanno chiesto ospitalità nella remota speranza di riuscire un giorno a rifarsi una vita dignitosa lontano dagli orrori e dalle persecuzioni del proprio Paese.


Ecco alcuni termini per comprendere chi sono i “rifugiati”.

Profugo: è un  termine generico che indica chi lascia il proprio Stato a causa di disastri naturali, guerre, persecuzioni.

Richiedente Asilo: è chi - perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche- lasciato il proprio paese d’origine, non può o non intende avvalersi della protezione del suo Stato e, andando in un altro paese,vi inoltra richiesta di protezione . La sua domanda viene esaminata in Italia dalle Commissioni territoriali esaminatrici (collegate e coordinate dalla Commissione Nazionale): fino al momento della decisione in merito alla domanda egli è un richiedente asilo.

Rifugiato: il rifugiato è il richiedente asilo a cui viene accordata la protezione dello Stato che lo ospita quando si accerta che è stato costretto a lasciare il proprio Stato. Questa definizione, introdotta dall’articolo 1 della Convenzione di Ginevra, è stata ripresa nel sistema giuridico italiano dalla legge di attuazione n. 772 del 1954. A differenza di chi migra, il rifugiato non può tornare nel proprio paese perché teme di subire persecuzioni.

Sfollato interno: Internally displaced person (IDP), secondo l’espressione inglese, è la persona che abbandona la propria casa per gli stessi motivi del rifugiato,ma resta all’interno del proprio Stato.
Spesso si sfolla da un’area geografica del proprio paese in conseguenza a disastri naturali.

Protezione sussidiaria: protezione accordata dalla Commissione territoriale a chi, pur non avendo i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra, è considerato meritevole di protezione poiché sussistono fondati motivi per ritenere che se tornasse nel suo paese correrebbe il rischio di subire un danno grave e per questo non vuole o non può tornarvi. Il riconoscimento viene effettuato ai sensi del D.lgs. 251/07 e del D.Lgs. 25/08.

Protezione umanitaria: permesso di soggiorno generalmente rilasciato dalle Questure dietro raccomandazione delle Commissioni Territoriali, quando – a seguito di esito negativo della domanda di asilo (nei casi in cui non sussistano le condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra) – si riscontra che sarebbe comunque pericoloso per la persona il rientro nel paese di origine. Il titolo viene rilasciato sulla base del principio di non-refoulement (non respingimento) sancito dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra, ripreso dall’art. 19 del Testo Unico sull’immigrazione (D.lgs. 286/98), e dall’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il soggiorno per motivi umanitari può essere rilasciato anche direttamente dalle Questure sulla base del combinato disposto dall’art. 5, comma 6, art. 19 del D.lgs. 286/98 ed art. 28 del regolamento attuativo 394/99 punto D, che non è stato modificato dalla normativa.

Protezione temporanea: viene rilasciata nelle situazione di emergenza umanitaria sulla base di un DPCM emanato in ottemperanza all’art. 20, comma 1 del D.lgs. 286/98. Viene concessa non sulla base della valutazione di singole situazioni individuali ma ad un gruppo omogeneo di persone provenienti da uno stesso paese o area geografica a causa degli sconvolgimenti generalmente bellici in atto. L’art. 20 recita: “con DPCM, (…) sono stabilite, (…), le misure di protezione temporanea da adottarsi, anche in deroga a disposizioni del presente Testo Unico, per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione Europea”. Il permesso ha una validità limitata nel tempo decisa dallo stesso DPCM e prorogabile solo sulla base di un nuovo Decreto, che terrà conto del perdurare della situazione di pericolo per le persone in quel paese o area.


Per comprendere meglio le procedure e la normativa ti invitiamo a visitare il sito del Centro Astalli e a leggere in particolare i seguenti approfondimenti:
-    La procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, a cura del Centro Astalli
-    Decreto  legislativo 28 gennaio 2008, n. 25

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