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Minori non accompagnati - Criticità

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Minori non accompagnati- Criticità
di Marco Bajardi


Accoglienza informata del minore straniero deviante
Quando il minore straniero che ha commesso un reato impatta con gli operatori delle Forze dell’Ordine ovvero con gli operatori dei Servizi minorili tende a isolarsi e a chiudersi in se stesso;e ciò avviene in modo ancor più evidente  se il ragazzo è clandestino o non accompagnato.   In tale situazione si rifiuta categoricamente di collaborare e perciò non è in condizione di apprezzare né l’accoglienza né il tipo di aiuto,  anzi percepisce questi interventi come interferenze e/o contrasti al proprio progetto migratorio.  Il minore è pertanto in preda a forte disagio e a disorientamento circa il suo futuro.   Aumenta così inevitabilmente la diffidenza che spesso è aggravata dalla difficoltà di comprensione della lingua.

Tali situazioni si verificano evidentemente nel corso della permanenza  in C.P.A. , nella misura cautelare in comunità o in occasione di custodia cautelare in Istituto Penale Minorile. Potrebbe essere questa l’occasione per iniziare col minore straniero un dialogo, franco ed aperto, tendente ad acquisire notizie sui suoi precedenti familiari e ambientali ma anche tendente a illustrargli (con l’aiuto dei mediatori culturali) le conseguenze penali previste dal codice minorile ma soprattutto a fargli conoscere i benefici,   i vantaggi  nonché le opportunità che lo stesso codice riconosce al ragazzo, ancorché straniero, sempre che  egli  si assuma le proprie responsabilità e si renda disponibile a seguire un progetto di recupero e di inserimento socio-lavorativo.

Quali obiettivi di cambiamento
Molte volte sembra che l’obiettivo sia di fare sì che il minore straniero si trasformi in un “minore italiano per bene”. Ma è proprio questo? Molte volte i reati vengono commessi dal minore straniero nel suo sforzo di diventare come un italiano, con i suoi consumi, modi di vita ….Non sarebbe più sensato promuovere il suo essere straniero come ricchezza aggiunta in un mondo di relazioni che forzatamente incontrano mondi diversi? A quali cambiamenti posso puntare rispetto alla consapevolezza della propria situazione e alla gestione delle proprie contraddizioni? Questo problema interpella anche in modo diretto quali sono i nostri modelli di integrazione in una società multiculturale.

I problemi identitari
Se un problema costante e decisivo è il problema della o delle identità, bisognerebbe ogni volta vedere come questo problema è preso in carico dai progetti proposti. Prendere in carico può volere dire essere seguiti da specialisti (etnopsichiatri), ma anche avere luoghi di ascolto e di parola con giovani migranti che hanno sviluppato un protagonismo positivo.
Ragionando a ruota libera si potrebbe dire che, se nella loro carriera deviante hanno visto come “vincenti” solo stranieri che delinquono, sarebbe interessante creare relazioni con stranieri che si sono costruiti un ruolo positivo e riconosciuto nella società.
Se l’obiettivo di cambiamento non è diventare il buon ragazzo italiano, probabilmente è importante qualcosa che recuperi il senso della cultura di appartenenza, valorizzandola come strumento di integrazione.

L’attenzione alle famiglie
Si è detto che lo spaesamento e la crisi nasce all’interno delle famiglie, che faticano anch’esse a integrare la cultura, i valori, gli stili del paese di accoglienza. In che modo è possibile sviluppare una attenzione particolare alle famiglie, al loro coinvolgimento e al loro sostegno durante la messa alla prova.

I contenuti
Le messe alla prova hanno normalmente dei contenuti standard che rispondono a tre obiettivi:
-    l’appartenenza positiva al corpo sociale (lo studio e/o il lavoro),
-    l’acquisizione di un senso di cittadinanza (le attività di utilità sociale)
-    la rielaborazione del proprio percorso (il contatto con i servizi e, talvolta, la mediazione).

Per i minori stranieri questi obiettivi vanno declinati in modi adattati  alle considerazioni di cui sopra. Per fare qualche esempio per quel che riguarda il primo, l’aspetto principale è probabilmente nell’aumento di capacità di comunicazione con il contesto che sta attorno,(potrebbe essere  utile inserire sempre un corso di lingua italiana), per il secondo l’attività richiesta dovrebbe essere svolta in ambienti in cui entrino in contatto con figure positive di stranieri, per il terzo potrebbe spesso essere utile appoggiarsi a centri di etnopsichiatria, attivando anche mediazioni con le famiglie.

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