Oltre le migrazioni

Oltre le migrazioni

Global Education Week

Archivio

Gew

restorlogo

Dites non à la discrimination

Alcuni nostri progetti sono sostenuti dalla

comp_sanpaolo

Fondazione CRT


e godono del patrocinio del

citta-torino


uff-scolastico


Minori non accompagnati- contesto

logo-manuale-banner-web1

Minori non accompagnati- Contesto
Testo di Marco Bajardi


I minori stranieri appartenenti a varie etnie presenti in Italia, suddivisi in regolari, clandestini, non accompagnati, in situazione di pregiudizio, ammalati, vittime di tratta o devianti, secondo le ultime stime, complessivamente ammontano a circa 620.000 unità. Quelli coinvolti nel circuito penale non sono particolarmente numerosi, ma rappresentano un fenomeno preoccupante sia per il trend in crescita costante sia per la qualità dei reati  commessi. Infatti, oltre agli scippi e allo spaccio di sostanze stupefacenti, essi commettono reati contro il patrimonio e contro le persone come: furti, rapine, lesioni aggravate, stupri e violenze sessuali anche di gruppo.

La legislazione penale minorile stabilisce che per giudicare correttamente un minore (italiano o straniero) si deve conoscere la sua storia personale, familiare e ambientale; apprezzare e valutare le caratteristiche della personalità come pure conoscere gli eventi traumatici che possono averne ritardato la sua evoluzione.  E ciò al fine di stabilire il grado di maturità e quindi accertarne l’imputabilità, come pure formulare  una  prognosi sulla eventuale ricaduta nel reato.

Però, per il minore straniero (appartenente a tutte le diverse posizioni di cui si è detto sopra) l’acquisizione di tutti gli elementi necessari per un’approfondita conoscenza del caso non è sempre possibile. Anzi, molto speso ci si trova di fronte a soggetti diffidenti, reticenti ed anche mistificatori, per cui non è agevole svolgere i dovuti approfondimenti.

Pertanto nei loro confronti rispetto ai minori italiani viene applicata una giustizia cosiddetta del “doppio binario”. E ciò in quanto, dopo la custodia cautelare in carcere (per loro sempre più estesa) se ritenuti colpevoli viene applicata quasi sempre la condanna. Eppure la stessa titolarità dei diritti riconosciuta ai minori  italiani dovrebbe essere riconosciuta anche ai minori stranieri che commettono reati nel nostro territorio, ma di fatto per loro tale titolarità non può essere garantita a pieno. Nasce dunque l’esigenza di individuare e sperimentare  nuove prassi che quanto meno favoriscano l’acquisizione di notizie e di elementi di conoscenza anche riguardo al minore straniero.
In particolare ci sembra interessante riflettere con particolare  attenzione all’istituto giuridico della M.A.P. di cui all’art. 28 del DPR 448/88.

I minori stranieri nel circuito penale e, in generale, nella città di Torino
Preliminarmente è’ necessario, anche a rischio di eccessive semplificazioni, individuare alcune tipologie dei minori migranti nella città di Torino.
Una prima tipologia, che incontriamo frequentemente nei GUP, è quella dei cosiddetti minori non accompagnati. Si tratta di quei minori che non hanno nella città genitori o riferimenti famigliari forti, quasi sempre vi è comunque qualche parente di riferimento che si occupa di una prima loro accoglienza al momento dell’arrivo.
Sono minori sempre privi di permesso di soggiorno.

Fra questi possiamo distinguere, anche qui semplificando, due tipologie che si differenziano nettamente rispetto ai rispettivi progetti migratori.
Alcuni vengono in Italia con un progetto condiviso dalle famiglie, spesso provenienti dalle zone di campagna (si pensi in particolare a alcune zone rurali del Marocco); la famiglia è impegnata nel progetto, vende per avere i soldi necessari, proprietà, animali, … In qualche modo è consapevole che il ragazzo potrà anche intraprendere carriere devianti, ma non lo riconosce, lo nega. Il riferimento a Torino può essere uno zio, un cugino, un fratello maggiore che garantisce una prima accoglienza, un primo mantenimento. Spesso questi minori per alcuni mesi non entrano in circuiti devianti, guadagnano qualcosa come venditori ambulanti o con altri lavoretti. Questa situazione dura per un certo periodo, poi, il confronto con i guadagni e il tenore di vita, la possibilità di mandare consistenti somme a casa, facilita l’entrata di questi ragazzi in circuiti organizzati, soprattutto di spaccio di sostanze stupefacenti.

Pur di guadagnare subito per ricompensare i sacrifici economici  dei loro genitori,  essi si espongono a rischi di ogni tipo e si lasciano facilmente intrappolare dalle organizzazioni malavitose che si avvalgono senza scrupoli della loro minore età e della forte spinta verso la ricerca spasmodica di un rapido miglioramento della loro precedente condizione di vita.

Una consistente fetta di altri minori non accompagnati entrano in Italia con già riferimenti precisi a gruppi legati allo spaccio. Si tratta per lo più di minori che  al loro paese di origine (per esempio a  Casablanca, le bidonvilles, le periferie povere), erano emarginati, con nessuna o bassa scolarizzazione, già inseriti nella microdelinquenza locale. Sono ragazzi che spesso se ne sono andati dalla famiglia (o sono stati abbandonati), vivono per conto proprio sulla strada, nelle zone del porto…, l’unico progetto che possono avere in mente è arrivare nell’occidente ricco dove in qualche modo è possibile un radicale cambiamento di vita.
Spesso questi ragazzi arrivano senza nessun riferimento parentale, ma con chiari riferimenti (nomi, indirizzi, luoghi) che possono facilitare il loro inserimento nei circuiti della devianza.

Mentre per i primi il maggior interesse nel guadagnare è poter inviare soldi alle famiglie, per questi le rimesse non sono particolarmente importanti, l’importante è realizzare qui e ora una vita soddisfacente.
Le altre tipologie riguardano i minori regolari sul territorio italiano.
La caratteristica comune è che non è mai un progetto migratorio personale, una propria scelta, ma è sempre una scelta dei genitori, che, se da una parte ha elementi di tranquillizzazione, dall’altra, in particolare nella preadolescenza e nell’adolescenza viene a sommarsi ai conflitti adolescenziali con la famiglia.

Differenze notevoli comunque vi sono tra i minori in Italia dalla nascita o dalla prima infanzia e tra i minori ricongiunti a una età più elevata (dai 10 anni in su). Per questi ultimi, ad esempio, vi è spesso un passaggio da una situazione di relativo agio nel paese di origine, garantito dalle rimesse dei genitori, a una situazione di quasi marginalità nella nostra città.
Sembra importante cercare di comprendere le somiglianze e le differenze tra queste diverse tipologie, le loro problematiche, le loro contraddizioni, perché la messa alla prova, se punta a un percorso evolutivo del ragazzo, deve sapersi innestare proprio sulle particolarità, sulle specificità  e su obiettivi individualizzati per ogni soggetto.

Cerchiamo allora di individuare, per sommi capi, quali sono le principali caratteristiche problematiche di questi soggetti, quelle che li rendono simili e quelle che li differenziano.

I ragazzi immigrati rendono evidente come il loro bisogno sia legato non solo alle risposte materiali, ma anche a altre dimensioni, quelle affettive e relazionali, il bisogno di vedersi riconosciuto un posto e una dignità.

Come già detto, la fascia di popolazione è diversificata: da una parte i minori e giovani presenti irregolarmente sul territorio cittadino (per lo più minori soli ambulanti o presenti nei circuiti illegali), per i quali sono note le difficoltà di stabilire rapporti positivi e di crescita a partire dall’incontrarli in momenti di particolare difficoltà (ad esempio all’interno del circuito penale), dall’altra gli adolescenti e giovanissimi presenti nella nostra città con la famiglia o spesso con un solo genitore.

Situazioni diverse, ma accomunate dal fatto che i problemi della crescita e della ricerca di identità si intrecciano aggravandosi con il processo di acculturazione, ovvero con i processi di distacco e separazione reale dalla cultura del paese di origine e di marginalità rispetto a quello di accoglienza.

Lo spaesamento del vivere tra due culture, quella di origine e quella di accoglienza, è più profondo per chi non si è trovato direttamente coinvolto nel processo di migrazione, ma si trova a dover vivere in due dimensioni culturali di cui nessuna è realmente interiorizzata. Gli stimoli tra l’educazione e i modelli della famiglia e quelli degli altri adulti significativi (insegnanti, operatori, ecc.) sono spesso contradditori e la reazione del ragazzo, per sopravvivere, è spesso quella di negarne uno (generalmente quello di provenienza) alla ricerca di una identità sicura.
Questo meccanismo è però destinato quasi sempre al fallimento: avere come modello unico di integrazione l’assimilazione con il ragazzo italiano, con cui comunque non sarà mai paritario, sarà fonte prima di frustrazione e poi di rifiuto di integrazione sociale. Appare quindi strategico creare luoghi in cui i processi di integrazione si basino sulla valorizzazione delle diverse culture e non sulla negazione di alcune di queste.

La famiglia è impreparata, l’adulto con l’immigrazione ha affrontato un processo di rottura del proprio equilibrio e di cambiamento profondo di cui spesso non è consapevole, ma che nel rapporto educativo con i figli emerge in maniera drammatica nell’incapacità a rielaborare la frattura tra norme e valori della propria cultura con quelli del paese di accoglienza. Il bagaglio di strumenti educativi che il genitore immigrato possiede non è più adeguato alla nostra società. La famiglia non riesce più a costruire il senso delle regole di comportamento, non ha più il contesto che la sostiene.

Il mondo educativo locale non sempre riesce a porsi il problema di valorizzare le risorse del mondo migrante: gli operatori, gli educatori, gli animatori che lavorano con i giovani migranti nelle strutture dell’assistenza, nei centri di aggregazione, nelle scuole, sono italiani e non abituati a trattare con i problemi della seconda generazione migrante. Ciò non aiuta a creare riferimenti identitari forti e positivi: i riferimenti proposti sono solo italiani.

Questi ragazzi hanno bisogno di “abitare” la cultura italiana, ma hanno anche la necessità di fare i conti con le proprie origini e con quelle dei genitori; nella crescita, nella costruzione di percorsi identitari, non si può saltare nessuno di questi due processi, altrimenti si rischia il definirsi di identità fragili e particolarmente esposte.

A questo punto più che allarmarsi perché questi adolescenti non rispettano le nostre regole, anzi infrangono con spregiudicatezza le norme del nostro codice penale e perciò si fa ricorso all’applicazione di  sanzioni penali pur di contrastare il dilagare della criminalità giovanile straniera,  a noi sembra necessario ed urgente analizzare e approfondire le diverse cause e le  problematiche di  base dei fenomeni di immigrazione minorile, i  fattori di spinta, i fattori di attesa  e le forti aspettative di cambiamento  dei minori migranti  vanno da subito studiati, analizzati  e approfonditi con l’ausilio di supporti sociologici,  etnologici e di permanente mediazione culturale, quali presupposti  ritenuti indispensabili per sviluppare ipotesi di intervento.

A questo proposito è interessante riportare alcuni pezzi di un lavoro di Lucien Hounkpatin, etnopsichiatra, responsabile clinico del Centre Dévereux dell’Università Parigi VIII.

.….Se, nel migliore dei casi, in un processo di riorganizzazione e di ristrutturazione delle strutture famigliari tradizionali, che tenga conto dei modelli che strutturano le famiglie nei paesi d’accoglienza, la rottura dell’involucro culturale mette il migrante in situazioni congelate o di incomprensione, non è raro osservare, presso alcuni genitori alla ricerca di punti di riferimento, la riproduzione in maniera rigida e severa dei modelli della tradizione d’origine.
In tali condizioni, i genitori che cercano sia di proteggersi sia di proteggere i loro figli, si danno delle funzioni parentali totalmente sfasate rispetto a quelle del mondo d’origine o del paese di accoglienza.
I ragazzi cresciuti in una tale struttura famigliare sembrano persi. Di fronte a questa rigidità, la sola possibilità loro offerta è la “frammentazione”. Così si ritrovano di fronte alla frammentazione delle parole degli adulti che li circondano e non sanno più a chi fare riferimento. Questa frammentazione è l’espressione della separatezza con la quale si confrontano i due mondi (il mondo di origine e il mondo occidentale). I ragazzi, allo stesso tempo famigliari ed estranei alle logiche dei due mondi, non riescono a strutturarsi né in uno, né nell’altro. E questo li conduce a disimpegnarsi dall’ordinamento della realtà nei due mondi. Come conseguenza, sono portati a seguire una logica personale o a irrigidirsi per rifugiarsi in un comportamento di negatività, quando i fatti li richiamano all’ordine. Non deve quindi sorprendere che le azioni tendenti a porre rimedio ai loro atti non riescano a essere portate a termine e si ritorcano contro di loro, poiché queste restano comunque concepite nel disordine. Allo stesso modo, quando i ragazzi si trovano “intrappolati” dal loro stesso comportamento e dalle relative conseguenze, cercano ancora i mezzi per sottrarsene tentando di mettere una distanza da ciò che pensano essere la fonte dei loro mali…….
……La storia di questi ragazzi mette in evidenza il loro errare tra le diverse istituzioni sociali e la strada. Un errare per il quale “la città è diventata la savana”, in cui i ragazzi sembrano vagare in cerca di iniziazione selvaggia, in una obbligata ricerca di identità.
Se alcuni dei loro atti criminosi possono essere intesi come un’impossibilità a sottomettersi alla logica – e quindi alle leggi – del mondo occidentale, dimostrano ugualmente la loro ignoranza della logica della loro società di origine, ignoranza ammessa dai genitori, che non hanno potuto trasmetterli. Così, costretti a rispondere dei propri misfatti davanti alla legge e poiché la loro responsabilità è messa in causa, presentano un comportamento di panico o confuso.
Ci si può legittimamente chiedere: da che cosa stanno sfuggendo questi ragazzi e le loro famiglie? Quali elementi del loro passato continuano a seguirli, mettendo in pericolo il nocciolo e la fondazione della propria casa e di chi vi abita?
Quanto a questi ragazzi, di fronte ai disordini presentati, di fronte alla struttura famigliare, non hanno potuto beneficiare a sufficienza degli elementi di trasmissione di un sistema logico (occidentale o dell’universo di origine dei loro genitori) in grado di strutturarli.
Come conseguenza si può pensare che ciascuno dei loro atti criminosi costituisca ogni volta una nuova prova di iniziazione al solo mondo a cui possono accedere: la strada. Ciascun atto di trasgressione appare così un tentativo di iniziazione selvaggia, reiterata, poiché nessun sistema logico organizza e struttura queste prove …..

Share and Enjoy:
  • Print this article!
  • E-mail this story to a friend!
  • MySpace
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Turn this article into a PDF!
  • Wikio IT
  • Technorati