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Arrivo in Italia

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Arrivo in Italia


Quando troviamo in una classe di scuola superiore un allievo dal cognome non tipicamente italiano, ci viene subito in mente che possa trattarsi di un giovane immigrato. Poi, magari, guardiamo il suo documento di iscrizione e ci accorgiamo che è nato in Italia da genitori immigrati, oppure che è nato altrove ma integralmente scolarizzato in Italia, oppure, nato altrove, scolarizzato in parte altrove e poi giunto in Italia a una certa età, a un certo momento del percorso di istruzione. Forse usava già il nostro alfabeto, magari lo conosceva per lo studio di una lingua veicolare, ma magari non lo conosce affatto. Poi, guardando i documenti di iscrizione, capiamo qualcosa della sua famiglia: è qui con la mamma, con il papà, con entrambi i genitori. Oppure è qui da solo. Può darsi che si tratti di un adolescente che ha appena ricevuto il permesso di venire in Italia per ricongiungimento familiare; forse è qui con un visto turistico, in visita ai suoi genitori e desideroso di fermarsi e di andare a scuola. O ancora è nato qui ma da genitori entrambi non italiani e allora, finché non si avvicineranno i 18 anni, non potrà chiedere la cittadinanza italiana, benché l’italiano lo parli, benché integralmente scolarizzato qui e benché non abbia mai visto il paese d’origine della sua famiglia se non in cartolina.
Tutte posizioni diverse davanti alla legge, ma tutte inerenti a minori che hanno diritto al percorso di istruzione nelle scuole italiane.

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