Educaz. interculturale
Educazione interculturale
di Paola Giani
Obiettivi trasversali
Messa in discussione dell’approccio etnocentrico alla cultura e della gerarchia delle culture
Presa d’atto del pluralismo culturale
Allargamento degli orizzonti
Riconoscimento della complessità e rifiuto delle semplificazioni
Capacità di desatellizzarsi e decentralizzarsi culturalmente
Comprensione dell’origine e dei meccanismi di razzismo, intolleranza, antisemitismo, xenofobia
Consapevolezza della propria identità
Scoperta della possibilità dell’impegno civile
Metodo
La partecipazione e l’interattività
Il processo di educazione sociale
Accompagnare un percorso che tenga conto e formi testa, mani e cuore
Dare e riconoscere competenze
Far vivere esperienze
Contenuti trasversali
La differenza e l’identità
Il viaggio
Gli squilibri economici
Stereotipo e pregiudizio
Il vocabolario
Dalla convivenza multiculturale a quella interculturale
La cultura dello scambio
Percorso
Partire dal conosciuto
Personalizzare l’offerta
Definire il rapporto tra educazione interculturale e percorsi disciplinari
Rimandare alle discipline per la ricerca e l’approfondimento
Far riflettere sulla scuola come strumento di costruzione dell’identità e dell’appartenenza culturale
Avviare a esperienze
Sogni e speranze
L’approccio interculturale
Qualche nozione chiave:
L’accezione più larga del concetto di cultura integra degli oggetti materiali (utilitari o e-stetici), delle tecniche e delle pratiche di tutti gli ordini (cibo, lingua, modo di vivere, organizzazione sociale…), delle forme mentali (modo di pensare e di sentire), e, al di sopra di tutto, il modo di assemblare tra loro questi diversi elementi. Le eredità cultu-rali sono dunque lette come modi di adattarsi a un contesto ecologico, economico, tecnologico e sociale dato.
Si possono distinguere dei livelli di radicamento culturale più o meno profondi, che de-terminano il grado di resistenza al cambiamento o semplicemente la capacità di accetta-zione della differenza:
Il livello “superficiale”: vestiti, cibo, architettura… (livello relativamente facile all’apertura);
Il livello medio delle strutture collettive: le strutture sociali, economiche, politiche, le strutture mentali e del linguaggio anche e, per ciò che riguarda i geografi, le strutture spaziali (livello più difficile da modificare);
Il livello profondo dei valori e delle credenze (livello estremamente difficile da modificare).
Il concetto di “nocciolo duro” designa la parte che non è negoziabile, che non sopporta nessun compromesso, che è molto profondamente ancorato e circondato da un sistema di difesa importante, perché contribuisce alla struttura stessa della persona.
Le situazioni multiculturali sono comunemente etichettate nel modo seguente:
- segnate da un processo di assimilazione per acculturazione individuale o di massa dei “dominati”, che non possono occupare il territorio se non a condizione di sposare la cultura dei “dominanti”;
- favorendo un processo d’inserimento, che assicura la protezione delle identità pre-senti e incoraggia piuttosto il conservatorismo;
- incoraggiando un processo d’inte(g)razione , attraverso la negoziazione di un modo di vivere insieme che sbocca in un “mètissage” (ibridazione) culturale.
La pedagogia interculturale si fonda sul rispetto di ogni uomo e donna, in quanto por-tatori di cultura ( e non delle culture in sé!).
Il processo interculturale passa attraverso tre tappe:
- il decentramento: prendere coscienza dei propri quadri di riferimento;
- la penetrazione del sistema dell’altro: tentare di mettersi dal punto di vista dell’altro e comprenderlo;
- la negoziazione: identificare i noccioli duri e lo spazio di negoziazione possibile al fine di trovare delle soluzioni che ogni parte accetterà in coscienza, con l’implicazione, spesso, di un minimo di compromesso.
Qualche idea forte per una pedagogia interculturale























