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GEW Newsletter - aprile 2017

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COS’E’ LA GLOBAL EDUCATION WEEK?

Ogni anno a novembre si celebra in tutta Europa la Global Education Week, la Settimana dell’Educazione Interculturale, istituita nel 1999 dal Consiglio d’Europa per dar voce a iniziative educative e di sensibilizzazione alla cittadinanza attiva nei 47 Paesi membri. Il tema dell’attuale edizione, iniziata con la settimana del 12 al 20 novembre 2016, è Acting Together for a World of Peace. Un tema purtroppo quanto mai attivo e urgente. Il mondo intero, ma anche le relazioni interpersonali della quotidianità hanno un bisogno forte di trovare la pace, di sognarla, di cercarla e di costruirla. Nessuno può rassegnarsi a vivere immerso in conflitti disumani che hanno alla base l’egoismo degli uni e la povertà degli altri, l’incapacità di condividere, di riconoscere il bello e il buono,di guardare negli occhi chi incontriamo sulla nostra strada. La pace non arriverà da altri mondi, ma dalle nostre mani, dai nostri cuori, dal nostro sorriso: è impegno personale e poi anche collettivo, ma nessuno può sentirsi esentato dall’appello AGIAMO INSIEME PER UN MONDO DI PACE.

COME ADERIRE ALLA GEW 2016?

L’associazione Il Nostro Pianeta – quale referente nazionale per il Centro Nord Sud del Consiglio d’Europa – invita scuole, associazioni, gruppi giovanili, comunità e organizzazioni locali a partecipare alla Global Education Week, realizzando attività di sensibilizzazione su questi temi nel corso di tutto l’anno scolastico a partire dalla settimana del 12 novembre. La partecipazione è gratuita! Compila la scheda descrittiva dell’iniziativa che intendi realizzare e spediscila a comunicazione@ilnostropianeta.it.

#ACTINGTOGETHERFORAWORLDOFPEACE

GEW 2016: IN ITALIA

GEW 2016: l’iniziativa di MEIC e MIC
Il MEIC - Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale - Gruppo di Torino e il MIC - Mondi In Città hanno aderito alla Global Education Week 2016, dedicata al tema della pace, con la Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico, quest’anno dedicata al tema “Misericordia e diritti. Presupposti per un dialogo costruttivo“. L’iniziativa si è svolta a Torino il 27 ottobre 2016 presso la Moschea Omar di Via Saluzzo. E’ disponibile un bel resoconto dell’iniziativa, a cura di Maria Adele Roggero della Rete del Dialogo Cristiano-Islamico di Torino.

GEW 2016: l’iniziativa dell’Istituto Socrate Mallardo di Napoli
L’Istituto Comprensivo Statale SOCRATE–MALLARDO di Marano di Napoli ha aderito alla Global Education Week 2016 con l’iniziativa “E’ l’ora di agire!” che ha proposto un ricco programma di attività realizzate tra il 14 e il 20 novembre scorso:  visione di film, dibattito con esperti, mostre e presentazioni dei lavori (sezione digitale, grafico creativa, letteraria) delle scuole, attività di animazione, incontri pubblici, L’iniziativa dell’Istituto “Socrate” ha voluto sensibilizzare i bambini, i ragazzi, la comunità sul valore che assume ai fini del vivere insieme e in pace la costruzione di società giuste ed inclusive garantendo a ciascun essere umano dignità, uguaglianza, diritti fondamentali, che ognuno è attore del cambiamento e che il contributo di ciascuno di noi è essenziale per costruire la pace.

GEW 2016: l’iniziativa degli Amici di Jimmy
Gli Amici di Jimmy hanno aderito alla Global Education Week 2016 #ActingTogetherForAWorldOfPeace condividendo alcune splendide immagini di pace dell’illustratore taiwanese Jimmy Liao, autore di numerosi albi illustrati tra cui  ”La voce dei colori”, ”La luna e il bambino”, “Una splendida notte stellata”, “Abbracci”, “Se potessi esprimere un desiderio” tradotti in Italia e pubblicati da Edizioni Gruppo Abele.

GEW 2016: Siriani a scuola in Calabria
Quest’anno la GEW raccoglie esperienze e tentativi di integrazione anche dal Sud Italia, più precisamente dalla Locride calabrese e dai suoi paesini arroccati sulle montagne. Dopo lo sbarco dei curdi nel 1997 e il conseguente sviluppo sociale e culturale avviato a partire dal progetto d’accoglienza di Badolato, e il più recente successo del modello d’accoglienza di Riace che ha visto il famoso sindaco Mimmo Lucano impegnato in prima linea, Santa Caterina dello Ionio si inserisce a gran voce nel panorama dell’accoglienza calabrese. Dopo due anni di progetto SPRAR, il comune di Santa Caterina dello Ionio ha visto un sensibile incremento della sua popolazione grazie a una decina di famiglie accolte e provenienti da Nigeria, Gambia, Iraq e gli ultimi arrivati dalla Siria. Le buone politiche comunali hanno consentito di ristrutturare e restaurare edifici rurali e case in paese per ospitare i nuovi arrivati. A causa dell’emigrazione dei Catarisani, come accaduto in numerose aree montuose calabresi negli ultimi 50 anni, verso l’Australia, il nord Italia o le stesse aree costiere della regione, i bambini tra elementari e materne erano rimasti poco più di una decina in paese, le botteghe sono chiuse, come anche i numerosi frantoi che caratterizzavano questo luogo baciato dal clima mediterraneo. Quest’anno le iscrizioni scolastiche però sono raddoppiate improvvisamente alla scuola di Santa Caterina e oltre i bambini del paese, vi sono i figli delle famiglie ospitate dal Comune e dal progetto SPRAR e la maggior parte sono proprio siriani, fuggiti dall’atroce guerra che da cinque anni sta devastando il cuore del medio oriente. I bambini non ne possono nulla delle politiche militari ed economiche dei più grandi e allora che devono fare? vanno a scuola in Italia, con le loro aspettative, le loro matite e i loro quaderni (quando se li ricordano), ma soprattutto senza sapere una parola di italiano!

GEW 2016: PARLANDO DI PACE CON CHI LAVORA PER LA PACE

Nell’ambito della GEW 2016 sono state realizzate alcune video interviste con persone impegnate nella costruzione della pace.

Video intervista a Maria Adele Roggero, Responsabile dei progetti di integrazione della Onlus Mondi In Città

Video intervista a Pierangela Peila Castellani, Psicologa volontaria di Telefono Rosa

STUDI SULLA PACE E SULLE ORIGINI DELLA VIOLENZA

The origins of violence by cultural evolution
di Piero Giorgi
Il punto di vista di un grande studioso di pace sul tema delle origini della violenza. Piero Giorgi è Prof. Associato al Centro studi nazionale per la Pace e i conflitti, Università di Otago (Dunedin, Nuova Zelanda)

La natura nonviolenta degli esseri umani
articolo di Piero P. Giorgi
Per secoli i filosofi si sono confrontati nel tentativo di definire la natura umana, senza arrivare ad alcuna conclusione utilizzabile. Erano infatti limitati da una visione geografica ridotta degli esseri umani ( Europa e Vicino Oriente), da un periodo “storico” troppo recente ( le poche migliaia d’anni dei documenti scritti), da pregiudizi etnici (“civiltà” complesse considerate superiori alle civiltà non tecnologiche), e influenzati dagli interessi specifici della cultura della violenza (visione politicamente corretta). Cioè, pensare che siamo violenti per natura solleva sia le autorità che il pubblico dalle pesanti responsabilità di cambiamenti sociali. Nell’ultimo ventennio alcuni antropologi hanno cominciato ad ammettere che sono loro, gli studiosi dell’Uomo, i tenutari delle prove scientifiche (non fantasie letterarie) necessarie per proporre la natura nonviolenta di Homo sapiens.

RISORSE ITALIANE - ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONI, CENTRI STUDI

Le sfide per una credibile via della pace
Intervento di di Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati – Santa Sede – al Convegno dell’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” sul tema: «I nuovi volti della guerra. Quali sfide per il diritto internazionale della pace?» (Roma, 9 ottobre 2015) “Trovo che sia molto utile interrogarsi su quali forme assuma oggi il fenomeno della guerra, considerato che i suoi volti sono effettivamente suscettibili di mutare, ed anche in modo relativamente rapido, sia per effetto della tecnologia, da un lato, che dello stile di vita sociale dall’altro.”

Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole
La Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, nata nel 2002, ha sede legale, direzione e struttura operativa nel Parco Storico di Monte Sole, istituito con legge della Regione Emilia Romagna nel 1989, ed ha lo scopo di promuovere iniziative di formazione ed educazione alla pace, alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, al rispetto dei diritti umani, per la convivenza pacifica tra popoli e culture diverse, per una società senza xenofobia, razzismo ed ogni altra violenza verso la persona umana ed il suo ambiente.

Comunità di Sant’Egidio
In questi ultimi dieci anni la Comunità di Sant’Egidio è sempre più conosciuta a livello internazionale per il suo contributo alla costruzione della pace nel mondo. Nei media si parla di “Onu di Trastevere” o di “diplomatici di Sant’Egidio”. Per queste sue attività Sant’Egidio è stata insignita di vari e prestigiosi premi e riconoscimenti. Nella Chiesa cattolica e nelle altre Chiese si guarda alla Comunità come a un punto di riferimento rilevante ove si respira forte lo spirito dell’unità tra i cristiani.

Università della Pace Giorgio La Pira
Un’Università dedicata al tema della pace. Il sito offre molte risorse tra cui anche filmati interessanti.

Centro Studi per la Pace Onlus
Il Centro Studi per la Pace Onlus è nato grazie ai suoi cinque fondatori che hanno voluto esprimere attraverso azioni concrete il concetto di “competizione umanitaria” espresso da Tsunesaburo Makiguchi (1871 - 1944) presidente fondatore della Soka Gakkai - che dice “La cosa importante è mettere da parte le motivazioni egoistiche e sforzarsi di proteggere e migliorare non solo la propria vita ma anche quella degli altri. Bisognerebbe agire per il bene degli altri perchè facendo del bene agli altri se ne fa anche a se stessi”.

Unimondo
Unimondo è una testata giornalistica online che offre un’informazione qualificata sui temi della pace, dello sviluppo umano sostenibile, dei diritti umani e dell’ambiente. Diffonde un’informazione plurale e quotidiana dando voce alle molteplici realtà della società civile italiana e internazionale (organizzazioni e associazioni, movimenti, ong, campagne).

Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace”
Il Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace” (Cisp) è un “Centro di ateneo di formazione e ricerca”, disciplinato da uno specifico regolamento, emanato con Decreto rettorale del 1 agosto 2013. Il Centro, nato in origine (1998) come Centro interdipartimentale, è un punto di riferimento per docenti e ricercatori dell’Università di Pisa che desiderano svolgere attività di ricerca, di formazione e didattica - o più in generale di promozione culturale - connesse alla costruzione della pace positiva. Non semplice assenza (reale o illusoria) di guerra, ma un obiettivo verso il quale muovere lavorando per la giustizia sociale, curando la gestione nonviolenta dei conflitti, ripudiando gli strumenti violenti e proscrivendo in ogni caso la guerra.

Centro Interdipartimentale di Ricerca «Università per la Pace»
Il Centro Interdipartimentale di Ricerca «Università per la Pace» dell’Università di Bologna promuove e coordina studi e ricerche connessi ai problemi della pace; promuove iniziative di ricerca e di sperimentazione didattica, con particolare riferimento alla formazione dei formatori nell’ambito dell’educazione alla pace; favorisce e coordina a livello locale, nazionale ed internazionale, lo scambio di informazioni e iniziative atte a promuovere collaborazioni interdisciplinari nel predetto ambito culturale attivando gli opportuni strumenti organizzativi.

LA PACE NELLE CANZONI

Una playlist con dieci tra le canzoni più significative, italiane e non, contro i conflitti e a favore di ogni forma di pacifismo. La musica, come sappiamo, nel corso degli anni è stata sempre uno strumento di pacificazione, portatrice di messaggi incitatori della risoluzione delle controversie internazionali senza l’uso delle armi. Vediamo adesso le più belle canzoni di tutti i tempi contro ogni tipo di conflitto.

Peace and Love – Neil Young
Canzone del 1995 scritta e musicata da Neil Young insieme ad Eddie Vedder, suonata con i Pearl Jam ed inclusa nell’album “Mirror Ball”. Un rock quasi classico al servizio di una sola causa: quella della pace.

Follie Preferenziali – Caparezza
Con dei simpatici giochi di parole il sempreverde Michele Salvemini, ai tempi dell’album Verità Supposte, si è schierato ancora una volta contro i conflitti armati, senza tralasciare un concetto importantissimo in questi giorni: la strumentalizzazione della religione.

Civil War – Guns n’Roses
Bellissimo pezzo dei Guns n’Roses con un testo che non risparmia riferimenti diretti a persone o avvenimenti. Molto belle le parti in cui la graffiante voce di Axel Rose invita a guardare in faccia la realtà, fatta di morti e di inutili devastazioni.

Il mio nome è mai più – Jovanotti, Piero Pelù, Ligabue
La canzone italiana forse più nota su questo tema. Composta e cantata da Ligabue, Piero Pelù e Jovanotti, fu diffusa nel 1999 per raccogliere fondi, fortemente voluta dai tre artisti per divulgare un messaggio di solidarietà proprio nei mesi in cui si andava inasprendo il conflitto in Kosovo.

Imagine – John Lennon
Per antonomasia il brano contro ogni forma di violenza. Condiviso in massa ogni 11 Settembre e, purtroppo, ritornato in voga in questi giorni a causa della tragedia di Parigi.

Auschwitz – Francesco Guccini
Un’altra canzone della nostra musica, classico intramontabile. Focalizzata sulla Shoah, un inno che ripudia ogni forma di intolleranza, che parla attraverso le immagini crude del massacro voluto dalla Germania nazista.

Zombie – Cranberries
Facciamo un balzo in avanti di 30 anni ed arriviamo nel 1994, questa volta parlando di un conflitto molto più recente. I Cranberries in quell’anno sono autori di una canzone forte e diretta, in memoria di due ragazzi morti in un attentato dell’IRA e contro le tensioni in Irlanda del Nord.

Il disertore – Ivano Fossati
Canzone soltanto reinterpretata dal cantautore genovese. Il testo originale fu scritto da Boris Vian, poeta e trombettista francese. Davanti alla guerra, ben venga disertare.

Sunday Bloody Sunday- U2
Pezzo sulla guerra d’indipendenza irlandese. La “domenica sanguinosa” fu nel 1972, quando l’esercito britannico sparò a Derry, sulla folla inerme. Ecco il video in cui Bono specifica: “Questa non è una canzone ribelle, questa è Sunday Bloody Sunday”.

La guerra di Piero – Fabrizio de Andrè
Chiudiamo con un altro grande classico della musica italiana. Fabrizio de Andrè, spesso enigmatico e di difficile interpretazione, stavolta è chiaramente schierato contro una sola cosa: la guerra.

Come sempre, numerosi sono i pezzi che abbiamo dovuto scartare per motivi di spazio. Italiane e non, le canzoni a favore della fratellanza e della concordia tra i popoli sono centinaia. Aggiungiamo ancora questa:

La pace – Lorenzo Jovanotti Cherubini
E’ un’alba così bella che sembra il primo giorno del mondo davanti a questa luce
Che illumina anche il buio più profondo non so parlare e non so
Niente di quello che c’è intorno a me ma niente mi impaurisce e
Tutto sembra naturale l’odore di quest’aria che riempie i miei
Polmoni e li accarezza il cielo che raccoglie i miei pensieri e
Mi da sicurezza è un giorno così nuovo che sembra che non abbia
Mai sofferto non riesco a immaginare che un tempo questa terra fu
Un deserto raccolgo con le mani manciate di acqua fresca
Trasparente e poi mi guardo intorno e son tranquillo di vivere
Così semplicemente la pace

LA PACE NELLE POESIE

Fatale è che si parli di guerra, volendo pensare e aspirare alla pace. Se non ci fossero le guerre, forse non ci sarebbe bisogno di sostenere la pace, perché sarebbe quella la condizione naturale della vita umana. Invece bisogna conquistare la pace come conseguenza delle guerre. E nel mondo, oggi come sempre, ci sono tante guerre cosiddette “locali”. Ma non è un  aggettivo riduttivo che può farle diventare meno nefaste. Forse solo la poesia riesce a commuovere i cuori. E i poeti forse sono i veri profeti della pace.

I bambini giocano alla guerra

di Bertold Brecht

I bambini giocano alla guerra.
È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
È la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

Non gridate più

di Giuseppe Ungaretti

Cessate di uccidere i morti.
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell’erba,
Lieta dove non passa l’uomo.

Uomo del mio tempo

di Salvatore Quasimodo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t’ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Ode alla pace

di Pablo Neruda

Sia pace per le aurore che verranno,
pace per il ponte, pace per il vino,
pace per le parole che mi frugano
più dentro e che dal mio sangue risalgono
legando terra e amori con l’antico canto;
e sia pace per le città all’alba
quando si sveglia il pane,
pace al libro come sigillo d’aria,
e pace per le ceneri di questi
morti e di questi altri ancora;
e sia pace sopra l’oscuro ferro di Brooklin, al portalettere
che entra di casa in casa come il giorno,
pace per il regista che grida al megafono rivolto ai convolvoli,
pace per la mia mano destra che brama soltanto scrivere il nome
Rosario, pace per il boliviano segreto come pietra
nel fondo di uno stagno, pace perché tu possa sposarti;
e sia pace per tutte le segherie del Bio-Bio,
per il cuore lacerato della Spagna,
sia pace per il piccolo Museo
di Wyoming, dove la più dolce cosa
è un cuscino con un cuore ricamato,
pace per il fornaio ed i suoi amori,
pace per la farina, pace per tutto il grano
che deve nascere, pace per ogni
amore che cerca schermi di foglie,
pace per tutti i vivi,
per tutte le terre e le acque.
Ed ora qui vi saluto,
torno alla mia casa, ai miei sogni,
ritorno alla Patagonia, dove
il vento fa vibrare le stalle
e spruzza ghiaccio
l’oceano. Non sono che un poeta
e vi amo tutti, e vago per il mondo
che amo: nella mia patria i minatori
conoscono le carceri e i soldati
danno ordini ai giudici.
Ma io amo anche le radici
del mio piccolo gelido paese.
Se dovessi morire mille volte,
io là vorrei morire:
se dovessi mille volte nascere,
là vorrei nascere,
vicino all’araucaria selvaggia,
al forte vento che soffia dal Sud.
Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni ad inzuppare il pane, i legumi, la musica:
ed io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore, l’avvocato, il marinaio, il fabbricante di bambole
e che escano a bere con me il vino più rosso.
Io qui non vengo a risolvere nulla.
Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

Dopo la pioggia

di Gianni Rodari

Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l’arcobaleno:
è come un ponte imbandierato
e il sole vi passa, festeggiato.
E’ bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede - questo è il male -
soltanto dopo il temporale.
Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente ?
Un arcobaleno senza tempesta
questa sì che sarebbe festa.
Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.

Per litigare e fare la pace

di Roberto Piumini

Ti prendo, ti stringo, ti tengo,
ti graffio, ti strappo, ti gratto,
ti picchio, ti rompo, ti stendo,
ti spacco, ti stroto, ti batto.
Ma dopo facciamo la pace,
ti dono la mia caramella:
perché fare la lotta mi piace
però la pace è più bella.

AFORISMI SULLA PACE

Non è abbastanza parlare di pace. Bisogna credere in essa. E non basta nemmeno credere in essa. Bisogna lavorare per ottenerla.
(Eleanor Roosevelt)

Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola.
(Khalil Gibran)

Occhio per occhio servirà solo a rendere tutto il mondo cieco.
(Mahatma Gandhi)

Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia.
(Madre Teresa di Calcutta)

Nessuna civiltà potrà essere considerata tale se cercherà di prevalere sulle altre.
(Gandhi)

Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: “Mamma, che cosa era la guerra?”
(Eve Merriam)

Un giorno faranno una guerra e nessuno vi parteciperà.
(Carl Sandburg)

“La vera scelta non e’ tra nonviolenza e violenza ma tra nonviolenza e non esistenza… Se non riusciremo a vivere come fratelli moriremo tutti come stolti.
(Martin Luther King)

Il giorno in cui il potere dell’amore supererà l’amore per il potere il mondo potrà scoprire la pace.
(Mathama Gandhi)

La pace è per il mondo quello che il lievito è per il pane.
(Talmud)

Le differenze reali di tutto il mondo oggi non sono tra ebrei e arabi; protestanti e cattolici; musulmani, croati, e serbi. Le differenze reali sono tra coloro che abbracciano la pace e coloro che vorrebbero distruggerla; tra coloro che guardano al futuro e coloro che si aggrappano al passato; tra coloro che aprono le loro armi e le persone che sono determinati a ripudiarle.
(William J. Clinton)

I bambini che hanno visto la guerra sono l’unica speranza di pace.
(Papa Giovanni Paolo II)

La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.
(Nelson Mandela)

Esiste soltanto il dovere estremo di vincere a tutti i costi la battaglia più sacra del nostro tempo: quella della pace.
(Romano Battaglia)

L’umanità deve porre fine alla guerra – o la guerra porrà fine all’umanità.
(John F. Kennedy, Discorso alle Nazioni Unite, 25 settembre 1961)

La pace non vuol dire solo fermare la guerre, ma fermare l’oppressione e l’ingiustizia.
(Tawakkol Karman)

La pace esige il lavoro più eroico e il sacrificio più difficile. Richiede maggiore eroismo della guerra. Esige una maggiore fedeltà alla verità e una purezza molto più grande della propria coscienza.
(Thomas Merton)

In pace i figli seppelliscono i padri, mentre in guerra sono i padri a seppellire i figli.
(Erodoto)

La pace è come un bambino che sorride ogni volta che lo si guarda.
(Toon Hermans)

Non abbiamo bisogno di pistole e bombe per portare la pace, abbiamo bisogno di amore e compassione.
(Madre Teresa di Calcutta)

La tolleranza è la virtù che rende possibile la pace.
(Kofi Annan)

Non c’è mai stata una guerra buona o una pace cattiva.
(Benjamin Franklin)

La pace è più importante di ogni giustizia; e la pace non fu fatta per amore della giustizia, ma la giustizia per amor della pace.
(Martin Lutero)

La pace e la giustizia sono i due lati della stessa medaglia.
(David Eisenhower)

Se vogliamo costruire la pace nel mondo, costruiamola in primo luogo dentro ciascuno di noi.
(Dalai Lama)

La pace ha le sue vittorie, non meno celebri di quelle della guerra.
(John Milton)

Mettete dei fiori nei vostri cannoni.
(Slogan sessantottino)

Il frutto della pace è appeso all’albero del silenzio.
(Proverbio arabo)

La pace non è una paradisiaca condizione originaria, né una forma di convivenza regolata dal compromesso. La pace è qualcosa che non conosciamo, che soltanto cerchiamo e immaginiamo. La pace è un ideale.
(Hermann Hesse)

La pace non è assenza di conflitto. Il conflitto è un fatto inevitabile della vita quotidiana: conflitti interiori, interpersonali, tra gruppi e internazionali. La pace consiste nell’affrontare in modo creativo i conflitti. Pace è il modo di procedere per risolvere i conflitti in modo tale che entrambe le parti vincano, con accresciuta armonia come conseguenza dl conflitto e della sua risoluzione. La risoluzione è pacifica se i partecipanti arrivano a voler cooperare in modo più completo e si trovano nella condizione di poterlo fare.
(J. e K. McGinnis)

Se i popoli della terra, coralmente, potessero esprimersi, al di sopra di ogni differenza ideologica, politica, di ogni razza, al di sopra di ogni credo, e di ogni differenza di credo religioso, tutti i popoli della terra si pronuncerebbero per la pace contro la guerra.
(Sandro Pertini)

Nessun altro piacere è più grande della pace.
(Buddha)

Riposate in pace perché noi non ripeteremo l’errore.
(Epitaffio sulla lapide dei martiri dell’olocausto nucleare di Hiroshima)

Molti altri aforismi sono disponibili su: http://aforisticamente.com

SCOPRIAMO ALCUNI VINCITORI DEL PREMIO NOBEL PER LA PACE

George Catlett Marshall (Uniontown, 31 dicembre 1880 – Washington, 16 ottobre 1959) è stato un generale e politico statunitense, organizzatore e stratega dell’esercito del suo Paese durante la seconda guerra mondiale. Legò il proprio nome ad un piano per la ricostruzione post-bellica in Europa, passato alla storia come Piano Marshall.

Dag Hjalmar Agne Carl Hammarskjöld (Jönköping, 29 luglio 1905 – Ndola, 18 settembre 1961) è stato un diplomatico, economista, scrittore e pubblico funzionario svedese. Fu presidente della Banca di Svezia, ma divenne noto internazionalmente quale segretario generale delle Nazioni Unite, carica ricoperta per due mandati consecutivi, dal 1953 fino alla sua morte nel 1961, occorsa a causa di un incidente aereo avvenuto in Africa meridionale durante una missione di pace. Gli fu conferito postumo il Premio Nobel per la pace per la sua attività umanitaria.

Willy Brandt, nato Herbert Ernst Karl Frahm (Lubecca, 18 dicembre 1913 – Unkel, 8 ottobre 1992), è stato un politico tedesco membro del Partito Socialdemocratico di Germania (Sozialdemokratische Partei Deutschlands - SPD) di cui è anche stato Presidente dal 1964 al 1987 e in seguito Presidente dell’Internazionale Socialista dal 1976 al 1992. Un’importante impegno della sua azione politica fu dato dall’Ostpolitik, politica di normalizzazione dei rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca e con gli altri paesi del blocco orientale a partire dall’inizio degli anni settanta, per la quale gli venne conferito il premio Nobel per la pace il 10 dicembre 1971.

Betty Williams (Belfast, 22 maggio 1943) è un’attivista nordirlandese. Ha ricevuto - assieme a Mairead Corrigan - il Premio Nobel per la Pace nel 1976 per il suo ruolo di cofondatrice della Community of Peace People, un’organizzazione che si batteva per una soluzione pacifica della questione dell’Irlanda del Nord. Attualmente è a capo della Global Children’s Foundation ed è presidente del World Centers of Compassion for Children International. Betty Williams inizia la sua attività pubblica dopo aver assistito in prima persona alla morte di tre bambini investiti da un’auto. Il guidatore era un latitante dell’IRA (Irish Republican Army), Danny Lennon, che aveva perso il controllo del veicolo dopo essere stato colpito da proiettili sparati dalla polizia britannica. Due giorni dopo il tragico incidente Williams aveva già ottenuto 6.000 firme su una petizione che chiedeva la pace in Irlanda del Nord. Contemporaneamente organizzò assieme a Mairead Corrigan, sorella di Anne Maguire (la madre dei tre bambini), una marcia alla quale parteciparono circa 10.000 persone, soprattutto donne, sia protestanti che cattoliche.

Desmond Mpilo Tutu (Klerksdorp, 7 ottobre 1931) è un arcivescovo anglicano e attivista sudafricano, che raggiunse una fama mondiale durante gli anni ottanta come oppositore dell’apartheid. Tutu è stato il primo arcivescovo anglicano nero di Città del Capo, in Sudafrica, e primate della Chiesa anglicana dell’Africa meridionale. Vinse il premio Nobel per la pace nel 1984. Viene solitamente accreditato per aver coniato l’espressione Rainbow Nation (”nazione arcobaleno”) per descrivere il Sudafrica. Questa denominazione, che si riferisce all’ideale della convivenza pacifica e armoniosa fra le diverse etnie del paese, fu in seguito ripresa da Nelson Mandela e divenne parte della cultura nazionale del paese. Tutu è sempre stato attivo nella difesa dei diritti umani ed oggi usa la sua elevata posizione per lottare a favore degli oppressi, nonostante gli Stati Uniti d’America abbiano mosso verso di lui delle polemiche a causa della sua opposizione a Israele. Ha lottato per sconfiggere AIDS, tubercolosi, povertà, razzismo, sessismo, l’imprigionamento di Chelsea Manning, omofobia e transfobia.

Eliezer Wiesel, detto Elie (Sighetu Marmației, 30 settembre 1928 – New York, 2 luglio 2016), è stato uno scrittore, giornalista, saggista, filosofo, attivista per i diritti umani e professore rumeno naturalizzato statunitense, di origine ebraica e poliglotta, nato in Romania e sopravvissuto all’Olocausto. È stato autore di 57 libri, tra i quali La notte, resoconto autobiografico in cui racconta la sua personale esperienza di prigioniero e superstite nei campi di concentramento di Auschwitz, Buna e Buchenwald. Wiesel è stato anche membro dell’Advisory Board del giornale Algemeiner Journal. Quando Wiesel fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1986, il Comitato Norvegese dei Premi Nobel lo chiamò il “messaggero per l’umanità”, affermando che attraverso la sua lotta per venire a patti con “la sua personale esperienza della totale umiliazione e del disprezzo per l’umanità a cui aveva assistito nei campi di concentramento di Hitler”, così come il suo “lavoro pratico per la causa della pace”, Wiesel aveva consegnato un potente messaggio di “pace, di espiazione e di dignità umana” alla stessa umanità.

Michail Sergeevič Gorbačëv, spesso traslitterato anche come Mikhail Gorbachev o Gorbaciov (in russo: Михаил Сергеевич Горбачёв, Privol’noe, 2 marzo 1931), è un politico sovietico, dal 1992 russo. Ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 1985 al 1991, fu propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost’, e protagonista nella catena di eventi che portarono alla dissoluzione dell’URSS e alla riunificazione della Germania. Artefice, con la sua politica, della fine della guerra fredda, fu insignito nel 1989 della Medaglia Otto Hahn per la Pace e, nel 1990, del Nobel per la pace. Attualmente è l’unico ex-segretario del PCUS ancora vivente.

Aung San Suu Kyi (birm. Aung San Suu Kyi (Burmese); Yangon, 19 giugno 1945) è una politica birmana, attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani sulla scena nazionale del suo Paese, oppresso da una rigida dittatura militare, imponendosi come leader del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 1991. Nel 2007 l’ex Premier inglese Gordon Brown ne ha tratteggiato il ritratto nel suo volume Eight Portraits come modello di coraggio civico per la libertà. Aung San Suu Kyi è attualmente Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell’Ufficio del Presidente.

Rigoberta Menchú Tum (Uspantán, 9 gennaio 1959) è una pacifista guatemalteca, che ha ricevuto nel 1992 il Premio Nobel per la Pace, dato a lei “in riconoscimento dei suoi sforzi per la giustizia sociale e la riconciliazione etno-culturale basata sul rispetto per i diritti delle popolazioni indigene”.

Yāsser ʿArafāt (in arabo: ياسر عرفات‎; Il Cairo, 24 agosto 1929 – Clamart, 11 novembre 2004) è stato un politico palestinese. Il suo nome era Muḥammad ʿAbd al-Raḥmān ʿAbd al-Raʾūf al-Qudwa al-Ḥusaynī ma è noto anche con lo pseudonimo di Abū ʿAmmār (in arabo: ابو عمّار‎), ed è stato un combattente, figura di spicco del panorama politico mondiale. Nel 1956, a una conferenza a Praga, Yāsser ʿArafāt portò la kefiah, il tradizionale copricapo palestinese (a scacchi neri o rossi) che divenne di fatto una sorta di suo emblema. Nel 1994 gli venne conferito - unitamente ai leader israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin - il Premio Nobel per la pace per l’opera di diplomazia compiuta al fine di rappacificare le popolazioni dei Territori Occupati (che Israele considera come contesi) di Cisgiordania e della Striscia di Gaza e garantire al popolo palestinese il riconoscimento del diritto a uno Stato proprio. Dal 1996 sino alla morte, ha ricoperto la carica di presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). In precedenza era stato a capo di al-Fatḥ (impropriamente nota come al-Fatah), confluita successivamente nell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). La discussa figura di ʿArafāt ha finito con il diventare il simbolo stesso della causa palestinese. Personaggio complesso e controverso, uomo d’azione ma anche prudente diplomatico, Yāsser ʿArafāt è stato negli ultimi anni della sua vita, spesso accusato – e in special modo dopo il fallimento del Summit di Camp David del 2000 con l’allora Premier israeliano Ehud Barak, e soprattutto dopo lo scoppio della seconda intifada –, di non volere la pace, aver sostenuto gli atti di terrorismo contro i civili israeliani e non aver fatto nulla per contrastarli, non più in grado di porsi come interlocutore serio. Allo stesso tempo, da parte del mondo arabo, è stato sempre riconosciuto e considerato come figura unica e carismatica, personaggio indispensabile all’interno dell’intricato universo di movimenti politici palestinesi, al fine della conclusione del processo di pace e dell’annosa crisi mediorientale

Shimon Peres, nato con il nome di Szymon Perski (in ebraico: שמעון פרס; Višneva, 2 agosto 1923 – Ramat Gan, 28 settembre 2016), è stato un politico israeliano, di origini polacche, Presidente di Israele dal 2007 al 2014. A lungo esponente di primo piano del Partito Laburista Israeliano, del quale è stato leader ininterrottamente dal 1977 al 1992 e successivamente a più riprese sino al 2005, sin dagli anni settanta ha assunto diversi incarichi di rilievo in seno alle istituzioni di Israele, operando come primo ministro nei periodi 1984-1986 e 1995-1996, nonché come ministro degli Esteri (1986-1988, 1992-1995 e 2001-2002), della difesa, dei trasporti, delle finanze. Nel 1994 a Peres è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace insieme a Yitzhak Rabin e Yasser Arafat per gli sforzi nel processo di pace nel Vicino Oriente, culminati con gli Accordi di Oslo. Nel 2005 è diventato vicepremier nel governo di coalizione guidato da Ariel Sharon che gli ha affidato il ministero per lo sviluppo del Negev, della Galilea e dell’economia regionale. Nello stesso anno ha lasciato a sorpresa il Partito Laburista per aderire al partito centrista Kadima fondato dallo stesso Sharon. Eletto presidente d’Israele il 13 giugno 2007, è entrato in carica dal successivo 15 luglio sino al 24 luglio 2014. A partire dal 1º gennaio 2013 è stato il capo di Stato più anziano del mondo.

Wangari Muta Maathai (Ihithe, 1º aprile 1940 – Nairobi, 25 settembre 2011) è stata un’ambientalista, attivista politica e biologa keniota. Nel 2004 è diventata la prima donna africana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per «il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace». È stata membro del parlamento keniota e Assistente Ministro per l’Ambiente e le Risorse Naturali nel governo del presidente Mwai Kibaki, fra il gennaio 2003 e il novembre 2005. Apparteneva all’etnia kikuyu.

Ellen Johnson Sirleaf (Monrovia, 29 ottobre 1938) è una politica, economista e imprenditrice liberiana ed è l’attuale presidente della Liberia. La sua vittoria elettorale fu annunciata formalmente dalla commissione liberiana per le elezioni il 23 novembre 2005 in seguito alle elezioni del 2005. È la prima donna eletta come capo di Stato in Africa. Il suo vicepresidente è Joseph Boakai. Spesso, viene chiamata con l’appellativo di “Signora di ferro”. Nel 2011 ha vinto il Premio Nobel per la pace assieme a Tawakkul Karman e Leymah Gbowee, con la seguente motivazione:”per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”.

Tawakkul Karman (in arabo: توكل كرمان‎, Tawakkul Karmān; Ta’izz, 7 febbraio 1979) è una politica e attivista yemenita, membro del partito Al-Islah (Congregazione Yemenita per la Riforma, la branca yemenita dei Fratelli Musulmani) e leader dal 2005 del movimento Ṣaḥafiyyāt bilā quyūd (in arabo: صحفيات بلا قيود‎, Giornaliste senza catene), gruppo umanitario da lei creato. Nel 2011 ha ricevuto assieme alle liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Gbowee il Premio Nobel per la pace “per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”.

Malala Yousafzai (in lingua pashtu: ملاله یوسفزۍ; Mingora, 12 luglio 1997) è un’attivista pakistana. È la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione - bandito da un editto dei talebani - delle donne della città di Mingora, nella valle dello Swat.

Politici o Capi di Stato premiati con il Nobel per la pace

Diversi sono stati gli uomini politici di primo piano ad essere premiati, non sempre senza provocare polemiche. Alcuni erano capi di Stato, altri lo erano stati in passato o lo sarebbero diventati successivamente alla premiazione

1961 – Dag Hammarskjöld
1971 – Willy Brandt (Germania allora Repubblica Federale di Germania)
1990 – Michail Sergeevič Gorbačëv, presidente dell’Unione sovietica
2011 – Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia
2011 – Tawakkul Karman (Yemen)

Organizzazioni premiate con il Nobel per la pace

Oltre che persone sono state premiate anche organizzazioni, soprattutto la Croce Rossa (Jean Henri Dunant fu il primo ad ottenere il premio, nel 1901) e le Nazioni Unite nelle loro diverse sottorganizzazioni:

Croce Rossa
Jean Henri Dunant, fondatore della Croce Rossa, nel 1901
Comitato internazionale della Croce Rossa, 1917, 1944 e 1963
Lega delle società della Croce Rossa, 1963

Nazioni Unite
Le Nazioni Unite e il segretario generale Kofi Annan, 2001
Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, 1965
Forze di peace-keeping delle Nazioni Unite, 1988
Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, 1954 e 1981
Ipcc (Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici dell’ONU), 2007

Altre Organizzazioni
Agenzia internazionale per l’energia atomica, 2005
Amnesty International, 1977
Medici senza frontiere (Doctors Without Borders, Médecins sans frontières, Médicos Sin Fronteras), 1999
Organizzazione internazionale del lavoro, 1969
Nansen International Office For Refugees, 1938 (Fridtjof Nansen nel 1922)
Permanent International Peace Bureau, 1910
Unione europea, 2012

Leggi la newsletter precedente: Newsletter GEW - novembre 2016

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