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Nobel a Nadia Murad

Nobel a Nadia Murad: una testimonianza del mondo contro la violenza per alimentare la speranza

Nadia Murad ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace 2018, insieme a Denis Mokwege, per il suo impegno contro l’uso della violenza sessuale come arma di guerra. L’annuncio è stato dato nel Norwegian Nobel Institute di Oslo il 5 ottobre 2018. [Guarda il video]

Sicuramente il Nobel a Nadia Murad è stato finora il riconoscimento più significativo assegnato non solo per il suo significato universale, ma soprattutto perché, in questo delicato momento storico, il mondo ha dimostrato il suo spirito di umanità e di solidarietà alle vittime dell’ISIS prendendo posizione contro la violenza brutale nei confronti delle donne.

Nadia è una ragazza yazida: appartiene cioè ad una comunità religiosa del nord ovest dell’Iraq perseguitata dall’ISIS in quanto ritenuta, in modo infondato, “adoratrice del diavolo”. E’ vissuta fino a 21 anni nel villaggio di Kocho, nel Sinjar, a nord dell’Iraq con la famiglia contadina all’interno di una fattoria. Il sogno di Nadia era finire gli studi e aprire un salone da parrucchiera nel suo villaggio, dove avrebbe acconciato sontuosamente le spose nel giorno del loro matrimonio.

Ma nell’agosto del 2014 l’ISIS giunse nel villaggio di Kocho, radunò la comunità yazida e uccise 600 persone, tra cui 6 fratelli di Nadia, e la rese schiava. Nadia diventò una delle più di 6,700 donne yazide fatte prigioniere dell’ISIS in Iraq. Venne portata come schiava nella città di Mosul dove fu picchiata, ustionata con mozziconi di sigarette e stuprata.

Nonostante le violenze subite durante la sua prigionia, Nadia è riuscita incredibilmente a mantenere intatto un disperato attaccamento alla vita. Ed è proprio questo attaccamento alla vita che un giorno, tre mesi dopo il suo rapimento, spinge Nadia ad aggrapparsi alle poche energie residue e, vincendo il panico, approfittare di una svista del suo aguzzino (che ha lasciato inavvertitamente aperta una porta) per fuggire. Vaga per Mosul sospesa nel terrore, finché si decide a bussare a una porta qualunque. Inaspettatamente, la famiglia (sunnita) che aprirà quella porta la ospiterà e l’aiuterà a fuggire nel Kurdistan iracheno. Seguirà il ricongiungimento con i fratelli superstiti e l’opportunità di andare in Germania come rifugiata, dove Nadia Murad è diventata un’attivista a fianco della ong Yazda.

Il 16 dicembre 2015 Nadia apparve presso il Consiglio di Sicurezza Onu per discutere, per la prima volta nella storia dell’organizzazione, di tratta di esseri umani e conflitti. Come ambasciatrice Onu, Nadia partecipa attivamente ad iniziative per sensibilizzare sul tema della tratta di esseri umani e rifugiati. Nadia Murad ha raggiunto comunità di rifugiati e sopravvissuti ascoltando le testimonianze delle vittime della tratta e del genocidio.

Nel settembre 2016 l’avvocata Amal Clooney ha spiegato presso l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) le motivazioni per cui ha accettato di rappresentare Nadia Murad nell’azione legale contro i comandanti Isis. La Clooney, in quell’occasione, ha descritto il genocidio, lo stupro e la tratta come “burocrazia del diavolo a scala industriale” e ha sottolineato come la tratta di esseri umani è tuttora praticata dai soldati Isis, sia tramite social network sia nelle zone da loro controllate. Nadia Murad ha ricevuto numerose minacce per via del suo impegno alla causa.

E’ molto significativo che anche il suo paese, l’Iraq, abbia riconosciuto l’immenso valore delle sue azioni, tanto da proporne la candidatura al Nobel per la Pace il 5 ottobre 2016.

Lasciamo alle parole di Nadia, la “fenice guerriera”, la testimonianza più efficace della sua vita e del suo impegno totale contro la violenza sulle vittime di guerra, ma soprattutto voce di speranza per chi soffre e di coraggio per chi ha paura.

La sua storia è da lei raccontata in un libro uscito in Italia per Mondadori: “L’ultima ragazza. Storia della mia prigionia e della mia battaglia contro l’Isis” (prefazione di Amal Clooney).

“Sono molti i musulmani che vogliono il bene per l’umanità intera, e che per questo diventano i primi bersagli del terrorismo. Confondere i concetti è un delitto, non minore di quelli degli estremisti.” Nadia Murad

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